Ma quale blocco navale? Meglio buonista che coglione

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Dall’inizio del 2015, più di 35.000 richiedenti asilo e migranti sono arrivati in Europa meridionale via mare e i morti sono più di 1600. Nel 2014, circa 219.000 persone hanno attraversato il Mediterraneo, e 3.500 vite sono state perse. Quello che è successo ieri è la più grande perdita di vite di rifugiati e migranti mai verificatasi in un singolo incidente nel Mediterraneo. Con questi numeri è evidente che chiudere Mare Nostrum sia stato un errore. Settecento-ottocento morti in un giorno sono i numeri di una guerra, e nessuno fa nulla per fermarla.

Quel gran genio di Salvini,e alcuni esponenti della destra, come soluzione propongono il blocco navale. Ma quale blocco? Dal punto di vista del diritto internazionale il blocco navale è inaccettabile perché potrebbe essere autorizzato solo a due condizioni: che lo sottoscriva anche il ministro degli Esteri libico, e che si proceda al respingimento dei migranti. E per le condizioni di tenuta della democrazia in Libia, della guerra civile strisciante, dello scollamento delle istituzioni, gli emigranti respinti non potrebbero essere riconsegnati alla Libia. E poi come si attua, concretamente, un blocco navale in alto mare? Come si ferma un barcone che non vuole arrestare la sua corsa? Lo si abborda? Lo si sperona? In casi estremi, lo si bombarda? Dovrebbero spiegarcelo. Invocare blocchi navali e respingimenti non è in-umano, è semplicemente ir-reale.

Ma il mantra del blocco navale non è una novità e non hanno mai arrestato i flussi migratori. Nel marzo del 1997, i ministri degli Esteri albanese, Bahkim Fino, e italiano, Lamberto Dini (governo Prodi), autorizzarono il blocco navale blindando l’Adriatico. La leghista Irene Pivetti, ex presidente della camera, sostenne che per fermare l’invasione sarebbe stato necessario “ributtare a mare” tutti i profughi albanesi. E il Venerdì santo di quell’anno, una nave militare italiana speronò, per una improvvida manovra, un peschereccio albanese, il Kater I Rades stracarico di donne e bambini provocando un centinaio di morti. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condannò l’Italia per i respingimenti. Respingere i migranti comporta una violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. L’unica organizzazione che potrebbe intervenire è l’Onu.

Per funzionare il blocco navale dovrebbe contemplare l’apertura di uno o più corridoi umanitari per tutelare l’incolumità dei profughi evitando che cadano preda dei clan, o liberandoli dalla condizione di prigionia in cui sono tenuti. Salvini sarà d’accordo?

Poi va beh stendiamo un velo pietoso sulle dichiarazioni della Santanchè “Bisogna affondare i barconi. Non ci sono altre soluzioni. Meglio un atto di guerra che perdere la guerra”. Non meriterebbero manco risposte. Che facciamo bombardiamo tutte le barche da pesca libiche? Visto che mica c’è scritto “barca di trafficanti”. Buchiamo i gommoni? Oppure aspettiamo che si riempiano e poi le affondiamo?

Le solite speculazioni a fini elettorali. Gli immigrati sono una risorsa politica. Soprattutto in tempo di campagna elettorale.

“Immagina di dover lasciare il tuo paese, il tuo luogo di nascita, la tua casa. Immagina di dover partire per paura che tu, la tua famiglia o i tuoi amici possiate essere uccisi. Immagina di camminare per giorni, settimane o mesi nel deserto o nella neve, o di attraversare il mare agitato dentro un gommone in cerca di un posto sicuro. Questo incubo è la realtà per più di 51 milioni di persone nel mondo, costrette a fare milioni di passi per sopravvivere. Di questi, 16 milioni sono rifugiati, più di 33 milioni sfollati interni e circa 1,2 milioni richiedenti asilo”. Medici senza frontiere