L’Italia reale e le favole di Renzi

Matteo Renzi

“Dal 2008 al 2013, mentre qualcuno si divertiva, il Pil di questo Paese ha perso 9 punti percentuali. La disoccupazione giovanile è passata dal 21,3 al 41,6%. La disoccupazione è passata dal 6,7 al 12,6%. Non sono i numeri di una crisi, sono i numeri di un tracollo. . .”. Così Matteo Renzi in Senato il 23 febbraio 2014. E ora dopo un anno di cura Renzi? Diamo alcuni dati veri e belli freschi.

Un quarto degli italiani guadagna meno di 10 mila euro l’anno e meno del 3% supera i 70 mila. L’Italia scende “ancora più in basso rispetto alle principali economie dell’Ocse”, lo scrive l’Ocse nel rapporto “Going for Growth” stimando che il Pil pro capite italiano nel 2013 era inferiore del 30% rispetto alla media dei primi 17 Paesi Ocse. La differenza è in crescita rispetto agli anni precedenti: nel 2007, infatti, era del 22,7%.

Dall’Istat arrivano dati allarmanti sul livello del prodotto interno lordo pro capite della Penisola. Il Pil pro-capite del Sud ormai metà di quello del Nord, in una classifica dove svettano Bolzano (l’unico posto, con Trento e Lombardia dove gli occupati sono aumentati tra il 2011 e il 2013) e la Val D’Aosta, con la Calabria fanalino di coda (15,5 mila euro, contro i 36,8 mila della capolista). Nel 2007-2012 i redditi delle famiglie del Sud sono scesi del 24,8%.

Oltre la metà dei redditi lordi individuali (54%) è tra 10.001 e 30.000 euro annui, il 25,8% è sotto i 10 mila e il 17,6% è tra 30.001 e 70.000. Solo il 2,4% supera i 70.000 euro. Uno schiacciamento della distribuzione dei redditi sempre più verso il basso. Gli estremi si allontanano, i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. L’Italia nel panorama europeo è fanalino di coda per quanto riguarda la disuguaglianza di reddito.

Le dichiarazioni dei redditi non rispecchino ormai la reale situazione economica del Paese (l’Agenzia delle Entrate calcola in 10-12 milioni i contribuenti italiani totalmente o parzialmente infedeli), per l’elevato livello di illegalità ed evasione fiscale, sui redditi da lavoro autonomo: oltre la metà, precisamente il 55,6%, è sotto i 15 mila euro annui e solo lo 0,07 più di 300 mila euro. In pratica, vicino alla soglia dei 311 mila euro che il governo Letta aveva posto come tetto ai dirigenti pubblici, si collocano poco più di 30 mila persone in tutta Italia. 

Un Paese di estremi, dove il 5% dei contribuenti ha in mano il 22,7% del reddito complessivo e dove i lavoratori dipendenti denunciano più degli imprenditori: in media 20 mila euro contro 17 mila.

La disoccupazione a fine dicembre, ha detto l’Istat dieci giorni fa, è al 12,9% e quella giovanile al 42% (e così dovrebbe rimanere a fine anno secondo le stime).

Questa è la realtà al netto delle favole che continua a raccontare Renzi. L’ottimismo è il profumo della vita!