Condannati al vitalizio d’oro

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Condannati, ma ogni mese, serenamente ben pagati dallo Stato con soldi pubblici. Il privilegio è riservato agli ex parlamentari che beneficiano del vitalizio, in media di 4 mila euro. Condannati in via definitiva o che hanno patteggiato condanne per reati di ogni genere: corruzione, ricettazione, truffa, finanziamento illecito.

La lista degli assegnatari di vitalizio, ex deputati ed ex senatori, è stato pubblicato, a fine anno, dal Fatto Quotidiano e basta sfogliarlo per trovare gli ex parlamentari condannati che continuano a ricevere la dorata pensioncina.

L’elenco conta decine di fortunati: Arnaldo Forlani, Vittorio Sgarbi, Renato Altissimo, Giancarlo Cito, Aldo Brancher, Massimo Abbatangelo, Gianni De Michelis, Gianstefano Frigerio,  Claudio Martelli, Giuseppe La Ganga, Pietro Longo, Gianpaolo Pillitteri, Carlo Tognoli, Enzo Carra, Francesco De Lorenzo, Totò Cuffaro, Cesare Previti, Paolo Cirino Pomicino,Vito Bonsignore, Aldo Brancher,  Giulio Camber, Galvagno Giorgio, Marcello Dell’Utri e anche Silvio Berlusconi.

Contro questo privilegio è nata una petizione, lanciata dall’associazione Libera, sul sito riparte il futuro, che ne chiede l’eliminazione. Sono 345 mila i cittadini che hanno già firmato.

Per eliminarli, sono 50 anni che se ne parla, basterebbe una riunione congiunta dell’Ufficio di Presidenza della Camera e del Consiglio di Presidenza del Senato per cambiare i regolamenti e cancellare questo scandalo italiano. Sembrano sempre essere tutti d’accordo, ma ancora nessuno si decide. L’organizzazione di Libera  ha pubblicato la lista di tutti i politici che su domanda non hanno mai espresso la loro posizione.

Ma beffa delle beffe sembrerebbe che l’assegno pensionistico difficilmente potrà essere revocato. A dirlo non è una persona qualsiasi, ma un illustrissimo giurista, Cesare Mirabelli, ex vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura e presidente emerito della Corte costituzionale.

La Costituzione non ammette privilegi di sorta, per nessuno. Perciò, la soluzione più rispettosa per la Carta e per i lavoratori sarebbe quella di cancellare il vitalizio pagato con denaro pubblico, e lasciare ai parlamentari, tanto più se condannati, la facoltà di pagarsi privatamente una pensione integrativa. Il mandato istituzionale va assolto con disciplina e onore, deputati e senatori dovrebbero dare l’esempio e rinunciare a questo privilegio. In un Paese normale, dovrebbero.