La più libera delle nostre libertà #JeSuisCharlie

#JeSuisCharlie

“Ogni volta che abbiamo affrontato l’Islam radicale abbiamo avuto problemi, indignazioni e reazioni violente. Ma quello che mi sorprende di più è la reazione delle autorità francesi, che ci hanno definiti irresponsabili e provocatori. Noi rispettiamo le leggi francesi, non le infrangiamo. Abbiamo il diritto di utilizzare la nostra libertà di espressione così come la intendiamo. Non siamo noi che abbiamo creato al Qaeda, non ne sono responsabile. Sono responsabile di un giornale in Francia e piuttosto che mostrare i denti per vignette inoffensive, bisognerebbe mostrarli per i terroristi che non hanno bisogno di questo pretesto per agire. Cedere alla paura significa rinunciare alla libertà e a tutto il resto. Già il fatto di dire che abbiamo paura a loro piace, per questo non lo dirò. Tratteremo tutti gli argomenti, ancora una volta il nostro unico limite è quello della legge francese. Cerchiamo di non diffamare le persone, cerchiamo di non insultarle e l’Islam ancora una volta fa scandalo, ma bisogna sapere che Charlie Hebdo esiste da oltre vent’anni. Sono stati pubblicati 1057 numeri di questo giornale, e su questi, solo tre hanno creato problemi e sollevato molte polemiche. Le vendite sono aumentate sui tre numeri che riguardano proprio l’Islam. Dunque, se avessimo voluto guadagnare soldi sull’Islam, avremmo pubblicato un numero alla settimana e saremmo diventati molto ricchi. Non pubblicare le foto della principessa Kate in topless non è una mancanza di libertà d’espressione, è il rispetto e l’intimità di una persona. Non siamo un giornale che pubblica foto, ma se così fosse stato non le avremmo pubblicate perché è un oltraggio alla vita privata e non è quello che facciamo”. Stéphan Charbonnier il direttore di Charlie Hebdo ucciso ieri a Parigi. Tratto da un interviste rilasciata ad Al Jazeera e SkyTg 24 nel 2012 dopo la pubblicazione di un numero con vignette su Maometto