La solitudine dei supplenti

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“I supplenti sono come il Governo Renzi. Quando la cosa si fa seria non contano nulla, sono inascoltati e non influiscono in maniera decisiva nel sistema scolastico di un qualunque istituto. Non hanno potere, non hanno autorità, sono precari, provvisori, soli, e questo gli studenti l’avvertono. La nota sul registro di un supplente è ridicola: quel posto non è suo e lui fa il titolare della cattedra pur sapendo che prima o poi tutto finirà e i suoi rimproveri saranno presto dimenticati. Il supplente è un laureato in Giurisprudenza prestato alla matematica per pagare il mutuo della casa, è simpatico alla classe solo perché la sua presenza implica l’assenza del prof di ruolo, è l’ultima ruota dello scuolabus, ma è quanto di più vicino ci sia agli alunni. Perché un giorno tutto questo sarà loro: il continuo spostamento da un luogo di lavoro all’altro, l’ansia di non avere un posto fisso, lo sconforto per non riuscire a fare ciò per cui s’è studiato. Gli alunni ancora non lo sanno, prendono per il culo il supplente, se ne fregano delle sue lezioni perché sono consapevoli che l’ultima parola sul loro profitto spetta al vero prof e non a lui. Il supplente s’impegna, ci prova, spiega, ma non viene mai preso sul serio fino in fondo. È un essere umano di passaggio, una meteora con la penna Bic, un insegnante che non lascerà il segno e che difficilmente comparirà nella foto di fine anno. La supplenza è la prima forma di disoccupazione a tempo determinato: sei a casa, ma da un momento all’altro qualcuno ti chiamerà per sostituire un docente a settanta chilometri di distanza, prima di restare nuovamente senza lavoro e aspettare un’altra telefonata. “Bisogna superare definitivamente il sistema delle supplenze ha detto il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, che, insieme al premier tuttofare, Matteo Renzi, nei giorni scorsi ha annunciato le parti salienti della riforma scolastica (la cui discussione nel Consiglio dei ministri, o Cdm, è stata rinviata per mancanza di coperture). Niente più panchinari della scuola, niente più giovani maestri elementari obbligati a ricordare nomi e attitudini di una decina di classi all’anno. Dopo tanta pazienza, dopo tanta pena, i supplenti si trasformeranno finalmente in docenti di ruolo. Forse. “Per fare fronte alle esigenze delle scuole” ha scritto Repubblica, “oltre ai docenti di ruolo, si dovrebbe coinvolgere una parte dei precari inseriti nelle graduatorie ad esaurimento che, secondo alcune indiscrezioni, potrebbero ottenere incarichi non più annuali ma pluriennali: due o tre anni. E di conseguenza avvicinarsi al ruolo, visto che fino all’assunzione dell’ultimo supplente delle graduatorie provinciali si continuerebbe ad assegnare metà dei posti ai vincitori di concorso e l’altra metà ai precari delle liste ad esaurimento. Ma, con l’organico funzionale, l’utilità delle graduatorie d’istituto verrebbe meno e 400mila precari potrebbero rinunciare per sempre al loro sogno”. Non più supplenti, ma mai prof. Ecco la riforma scolastica di Mariastella Giannini”. Filippo Merli

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