Italia indietro tutta

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Dal reddito ai consumi, dal mattone alla produzione, dal risparmio al lavoro, l’Italia non solo risulta inchiodata a performance preoccupanti, causa crisi, ma ha decisamente innescato la retromarcia, e di parecchi anni. La produzione industriale è tornata ai livelli del 1988, gli investimenti nell’edilizia addirittura al 1967 e la propensione al risparmio non è mai stata così bassa fin dagli anni precedente la Seconda guerra mondiale. Questa l’analisi del Sole 24 ore di oggi.

Inflazione. Il caso più eclatante è quello relativo al tasso d’inflazione, ambito nel quale l’Italia ha fatto addirittura un balzo (indietro) di 55 anni: dopo anni di crescita moderata, nel luglio 2014 l’Istat ha infatti diffuso il primo segno negativo ( -0,1%) così come nel 1959 ( -0,4o/o). Allora però il Paese si avviava, pieno di energia, sulla strada del “miracolo economico”, tra consumi in ripresa, aumento di produttività e occupazione, sviluppo di grandi imprese. In quel periodo il Pil cresceva intorno al 5%, la politica economica era proiettata verso lo sviluppo ed erano alte la fiducia degli italiani e la propensione ad allargare i consumi. Strada interrotta bruscamente dallo shock petrolifero del 1973.

Edilizia. Non va meglio per l’edilizia, ferma alla fine degli anni 6o, periodo di boom economico, sviluppo urbano e infrastrutturale: gli investimenti nel 2014 non arriveranno a 6o miliardi (stime Ance), come nel 1967. Che il mattone sia in sofferenza lo confermano anche i dati sulle compravendite immobiliari, che nel 2013 (stime Nomisma) sono scese quasi a quota 400mila, meno del volume totale registrato a metà dei favolosi “anni 8o”, quando però ancora non c’erano cellulari e per le notizie si aspettava il telegiornale.

Produzione. E anche le auto guardano nello specchietto retrovisore: le immatricolazioni nel 2013 (1,3 milioni) si sono collocate ai livelli del 1979 (1.4 milioni), anno in cui anche importazioni ed esportazioni peraltro segnavano risultati molto più brillanti degli attuali. Più o meno della stessa lunghezza (quasi trent’anni) i salti indietro compiuti dal reddito disponibile pro capite e dalla produzione industriale: il primo indicatore è bloccato a 17.200 euro, più o meno quanto nel 1986 (l’allarme è stato lanciato pochi giorni fa da Confcommercio), mentre il secondo indicatore, secondo l’indice elaborato da Centro Studi Promotor su dati Istat, è pari a 81,2, non lontano dall’80, indice anche questo attribuibile al 1986. Con la crisi in atto la produzione industriale italiana si è ridotta di quasi un quarto.

Redditi e consumi. “Soltanto” di una ventina d’anni, fino al 1997-’98, arretra invece l’orologio che segna lo stato della ricchezza degli italiani, dei consumi privati, dell’occupazione e del turismo. Infatti la ricchezza netta per famiglia è bloccata sui 350mila euro (elaborazioni Banca d’Italia), i consumi privati finali (sempre per nucleo) sono scesi sotto i 2.6oo euro al mese rilevati qualche anno prima dell’ingresso dell’euro (importo ricavabile dalle statistiche Istat a prezzi concatenati). È vero, infatti, che il consumatore si è evoluto, così come si è ampliata ed è migliorata l’offerta, ma è anche vero che le minori entrate, la pressione fiscale e le incertezze sul futuro lo convincono a non riempire troppo il proprio carrello. E il tanto declamato bonus di 80 euro non sembra finora aver persuaso gli italiani a riempire di più il carrello.

Lavoro. Quanto al lavoro il tasso di disoccupazione veleggia ormai stabilmente da più di un anno oltre il 12% e nel luglio scorso ha toccato un allarmante 12,6%, con livelli mai raggiunti dal 1977, e appena sfiorati nel 1998. Agli italiani, coscienti della recessione in atto, ma fiduciosi (stando agli ultimi sondaggi) di poterne uscire, non resta che attuare tutte le strategie possibili per adeguare le uscite ai sempre più precari redditi: non per nulla anche sulle vacanze sono disposti a tagliare, per esempio riducendo il numero di giorni in albergo o la durata media dei pernottamenti, mai così bassi da inizio secolo.

Insomma, i salti del gambero sono tanti, troppi. E la crisi in cui si dibatte l’Italia rischia di essere peggiore anche della Grande depressione degli anni 30, quando il Pil pro capite risalì la china in otto anni. Oggi, invece, come ha rilevato Nomisma, “nell’ottavo anno (il 2015) il Prodotto interno lordo pro capite reale sarà un buon 10% sotto i valore pre-crisi”.