Gli affari sporchi del calcio: Corruzione, riciclaggio e traffico di esseri umani

Calcio-corruzione

Il pallone è sporco. Non si tratta della constatazione dei bambini a cui è finita la palla nel fango, ma della dura analisi tracciata dal Gaft (Gruppo antiriciclaggio del G7). Denaro nero, riciclaggio dei soldi della criminalità organizzata, favori al mondo politico, sono solo alcune delle cose che quotidinamente avvengono in un mondo che via via si fa sempre più torbido e a poco servono gli sfoghi come quelli del giovane campione del mondo Cristoph Kramer, quando ha dichiarato al “Der Spiegel” che il calciomercato “sembra la tratta degli schiavi”.

Il calcio moderno riconosce una sola autorità, che non è la Fifa, ma il dio denaro. Solo la compravendita dei giocatori ha un valore potenziale, senza controlli ne sanzioni, di circa 5,5 miliardi di dollari e, come scrive l’Espresso, “basa la sua operatività su società create ad hoc nei paradisi fiscali, incrementa all’infinito il valore di calciatori anche mediocri e riesce a condizionare decisioni delle magistrature internazionali e del mondo della politica. A livello globale”.

“Ormai tutti si appoggiano a società estere – racconta un anonimo procuratore pentito – perché la pressione fiscale italiana è insostenibile per il calciomercato. Esiste una rete di avvocati, anche legati al mondo politico nazionale, in grado di costruire un reticolo di società offshore, dietro cui schermare il giro di denaro che proviene dal calciomercato”. Il meccanismo spiegato dal procuratore sportivo è semplice: “La società che detiene i diritti del calciatore, estera o italiana, riceve dal club che acquista il giocatore i fondi per il trasferimento e ne trattiene una quota. Quindi, di fatto, il giocatore vale meno di quello che i giornali dicono. Perché una parte della torta va ai procuratori e direttori sportivi che acquistano e vendono gli stessi football player. Così, come per magia, quel giro di denaro non può essere sottoposto al fisco italiano

Ma non è tutto, infatti, come prosegue l’Espresso “una delle nuove frontiere per produrre denaro è acquistare società calcistiche all’estero, in modo da creare un portafoglio buono a riciclare i fondi sporchi. Perché in Italia si dovrebbe continuare ad investire nel calcio? Non è conveniente, e così tutti gli asset si spostano poco a poco all’estero”.

Che non è conveniente lo spiega Wired attraverso un’analisi del calo di sponsor nel calcio italiano. Un dato su tutti:le magliette di sette squadre su 20 della serie A ne sono prive, un record senza eguali tra i cinque top campionati d’Europa (Premier League, Bundesliga, Ligue 1 e Liga spagnola). Roma, Lazio, Fiorentina, Genoa, Sampdoria, Palermo e Cesena avranno divise bellissime, intonse, come quella del Barcellona fino a qualche anno fa. Con la differenza che i catalani, per oltre un secolo, ne hanno fatto un vanto, rifiutando offerte milionarie prima di cedere alla corte del Qatar, mentre in Italia le offerte non ci sono, o sono inferiori alle pretese economiche dei club”.

Ma torniamo ai dati del Gaft: i mercati più importanti sono naturalmente quelli di “Inghilterra, Francia, Germania, Italia e Spagna, che da soli valgono più del 70 per cento del mercato mondiale, con un budget di spesa stimato, tra il 2011 e il 2013 di oltre 5,140 miliardi di dollari. Gli agenti e i procuratori sportivi gestiscono la fetta più ricca di questo business, controllando trasferimenti per 1.74 miliardi di dollari. Quasi 600 milioni di dollari partono in direzione dei club sudamericani e il 14,6 per cento della cifra complessiva gestita dai procuratori sportivi, pari a 254 milioni di dollari, finisce direttamente nelle loro tasche. Ma il margine, secondo gli investigatori anticrimine, sarebbe molto più alto”, ma impossibile da misurare. Ecco perchè il rischio delle infiltrazioni malavitose, come già in passato denunciato dagli advisor della Fifa e dallo stesso gruppo antiriciclaggio del G7, è altissimo. Specialmente in Sudamerica, dove i cartelli sono costantemente alla ricerca di nuovi canali per ripulire il denaro generato dal narcotraffico, il calcio è terreno fertile di illegalità a causa della sua struttura e dei suoi sistemi di finanziamento.

Sfogliando il rapporto del Gaft si scopre poi che le parole del tedesco Kramer non sono poi tanto distanti dalla realtà, o almeno non in Africa e in Asia, dove dietro al trasferimento di giovani calciatori si celerebbe una rete di trafficanti di esseri umani. Il dossier parla di “diversi casi relazionati al traffico di esseri umani in cui sono coinvolti personaggi direttamente o indirettamente legati al mondo del calcio”. Un traffico che, secondo il documento “coinvolge giocatori di età minore ed è iniziato alla fine degli anni novanta” ed ora, oltre a colpire il continente africano “sta abbracciando anche paesi dell’Europa orientale e dell’Asia”.

Il calcio resta comunque ancora uno degli sport più seguiti del mondo e anno dopo anno la sua popolarità aumenta anche in Paesi dove prima era considerato uno sport minore. È però importante che questo avvenga solo per “portare un messaggio positivo abbinato ai valori dello sport e alla diffusione del calcio in Paesi lontani dai percorsi tradizionali del pallone”, come ha spiegato Alessandro Del Piero che proprio in questi giorni ha deciso di intraprendere una nuova avventura nel campionato indiano. La Fifa e i suoi “ambasciatori” devono preoccuparsi di non creare nuovi mercati utili alla criminalità organizzata per ripulire il proprio denaro sporco.

E tu cosa ne pensi? Scrivilo nei commenti.

(Fonte riparte il futuro)