Serie A in crisi, 7 squadre senza sponsor


Sabato con il primo anticipo alle 18 tra Chievo e Juventus prende il via il campionato di Serie A. Un campionato storico, per la prima volta 7 squadre su 20 totali, saranno senza uno sponsor sulla maglietta. Un record negativo mai registrato in Italia. Sul quotidiano La Stampa di oggi, a firma di Matteo De Santis, c’è un articolo che parla proprio di come l’appeal del sistema calcio italiano siamo ormai diventato poco appetibile anche in termini di marketing. Le sette squadre senza sponsor sono: Cesena, Fiorentina, Genoa, Lazio, Palermo, Roma e Sampdoria.

Esaurite da un pezzo le vacche grasse di quando anche le provinciali potevano fregiarsi di marchi multinazionali, i tempi magri stanno andando oltre le peggiori previsioni. Lo dimostra, senza pietà, il raffronto con il resto dell’Europa che conta: Premier League, Bundesliga e Ligue 1 senza un buco libero sulle maglie delle loro squadre, Liga con spazi disponibili solo sulle casacche di Valencia e Levante. Il dislivello è evidente sotto tutti gli aspetti. Anche sul prezzo d’etichetta: 15,750 milioni di euro all’anno della Tim per griffare la serie A contro 50 milioni di sterline a stagione della Barclays, a breve neanche più sufficienti per targare la Premier League. Ogni differenza non è affatto casuale.

La Roma ha fissato l’asticella per l’incasso dal “main sponsor” a 14-15 milioni e non intende abbassarla più di tanto, come dimostra il gentile rifiuto a una compagnia aerea internazionale pronta a offrirne 4-5 per vedere il proprio nome abbinato a Totti e compagni. Stesso discorso per la Lazio, ormai all’ottava stagione senza uno sponsor fisso. “Non sminuisco il valore del nostro marchio solo per metterci uno sponsor”, il ritornello di Lotito. Il Genoa rappresenta una realtà più unica che rara: per ora ha solo un co-sponsor (McVitie’s) e non quello principale, ma può comunque contare sul minimo garantito dal contratto di “marketing agent” con l’advisor Infront.

Il trend negativo riguarda l’intero sistema. La principale causa della progressiva fuga o latitanza degli sponsor dall’Italia, nonostante il recente via libera all’inserimento anche di un quarto marchio sul retro delle divise da gioco, spiega De Santis, è proprio l’immagine trasmessa all’estero dalla serie A. La crisi economica generale ha influito, ma molto di più (in peggio) hanno fatto le desolanti cartoline di stadi obsoleti e sempre meno gremiti, la convinzione miope di manager e dirigenti di poter andare avanti solo con la spartizione della torta dei diritti televisivi, la progressiva sparizione dei top player e, salvo eccezioni, l’assenza di strategie concrete di marketing, di propaganda sui nuovi social media e di controllo dei diritti d’immagine dei calciatori.

Il campionato più bello e ricco del mondo ormai è un triste ricordo, e con Tavecchio come Presidente sarà sempre peggio.


Commenti

  1. […] fe­no­me­no non è nuovo, da qual­che anno una man­cia­ta di club resta all’asciut­to, ad­di­rit­tu­ra 7 nella pas­sa­ta sta­gio­ne. Il guaio è che non si in­ver­te la ten­den­za, per una serie di ra­gio­ni: l’ap­peal del […]

  2. […] non è conveniente lo spiega Wired attraverso un’analisi del calo di sponsor nel calcio italiano. Un dato su tutti: “le magliette di sette squadre su 20 della serie A ne sono prive, un record senza eguali tra i […]