Le balle di Renzi

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C’è un programma non scritto che i politici italiani seguono pedissequamente: cambiare idea, su tutto. Si dice che solo gli stolti non siano in grado di modificare il proprio punto di vista, ma il problema va osservato sotto un’altra luce: può un politico dire qualsiasi cosa, passare dal bianco al nero su qualunque argomento, e mantenere un minimo di credibilità? Può questo politico essere in grado di guidare un paese che deve affrontare una marea di questioni irrisolte? Situazioni diverse richiedono approcci diversi, ma quando idee diametralmente opposte diventano perfettamente intercambiabili, in base alla convenienza del momento, c’è qualcosa che non va.

Se c’è un aspetto che unisce profondamente i due contraenti del patto del Nazareno è proprio questo. Si conosce ormai a menadito la sublime arte dell’ex Cavaliere nello smentirsi da solo, meno pubblicizzata è la stessa capacità del giovane allievo, diventato capo del governo due secondi dopo aver ‘rasserenato’ Letta.

Nell’aprile 2013 era categorico: “Vorrei fare il premier, sì, ma passando dalle elezioni, non dagli inciuci”. Infatti.

PENSIONI D’ORO

  • 48 ore fa Renzi twitta: “I giornali di agosto sono pieni di progetti segreti del Governo. Talmente segreti che non li conosce nemmeno il Governo #nonesiste #maddeche'”. E’ una risposta alle indiscrezioni che girano da giorni sulle mosse del governo per racimolare fondi, compreso il possibile contributo di solidarietà sulle cosiddette “pensioni d’oro e d’argento”, sopra i 3mila euro mensili. Una stroncatura, che campeggiava ieri su molte prime pagine, anche della versione fornita da membri del governo (il ministro Poletti e il sottosegretario Baretta).
  • 8 novembre 2013. Renzi, in piena campagna per le primarie che un mese dopo lo incoroneranno padrone del Partito Democratico, è ospite di Michele Santoro a Servizio Pubblico. L’argomento sono le pensioni d’oro. “Giusto mantenere diritti acquisiti, ma le pensioni più alte usufruiscono di un bonus. Io ho il problema di capire i problemi di quelli che guadagnano 600 euro al mese. Da 7000 a 6500 euro al mese, si campa lo stesso”. Sembrano parole di chi è favorevole ad un taglio, ma ieri era in campagna elettorale, oggi è Presidente del Consiglio.

COSTITUZIONE

  • “Dieci sono le ragioni per votare no: un NO a una riforma che stravolge la nostra Costituzione riscrivendo ben 53 articoli….un NO per fermare il progetto che conferisce al premier poteri che nessuno Stato democratico prevede e lo rende sostanzialmente inamovibile”.

E’ l’appello del 2006 contro la riforma della Costituzione voluta dal governo Berlusconi (poi bocciata dal referendum). A sottoscrivere queste parole, molto simili a quelle utilizzate in questi mesi contro il DDL Boschi, anche l’allora presidente della Provincia di Firenze, Matteo Renzi.

BERLUSCONI

Sul ‘partner’ per le riforme le parole di Renzi sono state un capolavoro di ambiguità. Celebre il “game over” con cui sembrava aver liquidato l’ex premier subito dopo la condanna per frode fiscale. Meno ‘famose’ sono altre uscite.

  • Ottobre 2013. Berlusconi viene rinviato a giudizio per corruzione: è il processo sulla compravendita dei senatori nel 2006-2007, i presunti tentativi a suon di mazzette per far cadere il fragile governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi. Il giorno dopo Renzi rilascia un’intervista a Radio Deejay. “Chi è, lo sappiamo, non possiamo dire che da lui non ci aspettavamo che finisse implicato in vicende di questo genere. Con tutte le critiche che gli si può fare Berlusconi è uno, da questo punto di vista, molto trasparente, è molto chiaro nel suo modo di fare. E’ il motivo per cui io mai l’ho votato e mai lo voterei. Berlusconi è totalmente altro da uno come me”. Oggi non si muove foglia, non si cambia una virgola delle ‘riforme’ che Berlusconi non voglia.

LEGGE ELETTORALE

  • “Proporremo di dimezzare subito il numero e le indennità dei parlamentari. E vogliamo sceglierli noi con i voti, non farli scegliere a Roma con gli inchini al potente di turno” (Ottobre 2010)
  • “Sarebbe bello fare le leggi senza aver bisogno dei referendum, ma è evidente che le persone che stanno ora in Parlamento sono interessate a tutto tranne che a risolvere il problema della legge elettorale. Oggi c’è un meccanismo di legge elettorale per il quale non importa essere bravi o avere voti, basta essere fedeli e obbediente al capo corrente e si va in Parlamento…La classe dirigente parlamentare è fatta di dirigenti cooptati, cioè messi lì per andare a fare i parlamentari tanto non c’è bisogno dei voti, perché i voti li prende la lista. Io credo che questo sistema non vada bene”.

Era il 16 settembre 2011 e l’allora sindaco di Firenze firmava il referendum per “cancellare la vergogna del Porcellum”. Con Berlusconi, il cui governo approvò la “vergogna del Porcellum”, ha messo su l’Italicum, copia quasi fedele dell’originale, tra l’altro non ancora in vigore perché votato solo dalla Camera.

IMMUNITA’

  • Febbraio 2013, Berlusconi rilancia l’idea di tornare all’immunità parlamentare pre-Tangentopoli che prevedeva l’autorizzazione a procedere. Renzi risponde: “Rafforzare l’immunità? Sarebbe un errore clamoroso, non abbiamo bisogno di dare garanzie in più ai parlamentari, ma di farli diventare più normali”.

Le riforme costituzionali non fanno diventare “più normali” i parlamentari, anzi: l’immunità viene estesa ai consiglieri regionali e ai sindaci che saranno scelti dalle Regioni a far parte del nuovo Senato delle Autonomie.

RIMBORSI ELETTORALI

  • “Abolire e rinunciare al rimborso elettorale di queste elezioni, immediatamente. Se i partiti rinunciassero al finanziamento, che vale 45 milioni di euro per il Pd e 43 per Grillo, io credo che daremo risposta a migliaia di famiglie che in questo momento sono fuori casa”.

Renzi lo dice il 2 marzo 2013, una settimana dopo le Politiche. Conquistato il PD a dicembre e il governo a febbraio, non ha rinunciato ai rimborsi elettorali. La legge approvata per “abolire il finanziamento pubblico” in realtà lo mantiene in vita fino al 2017.

AZIENDE PUBBLICHE

  • “Via i partiti da Rai, Finmeccanica e dalle aziende pubbliche dove ancora inzuppano in tanti. Troppi” (aprile 2012).

Esattamente due anni dopo, infornata di nomine del governo Renzi: Luisa Todini (nuovo presidente delle Poste), già eurodeputata di Forza Italia e membro del CDA Rai in quota centrodestra, Alberto Bianchi (nel CDA Enel), già presidente della fondazione Open (ex Big Bang) di Renzi, Fabrizio Pagani (CDA Eni), già a capo della segreteria tecnica del ministro del Tesoro Padoan (a sua volta consigliere di D’Alema sul finire degli anni Novanta), Marta Dassù (CDA Finmeccanica), viceministro agli Esteri dei governi Monti e Letta e consigliere di D’Alema negli anni a Palazzo Chigi, Fabrizio Landi (ancora in Fimneccanica), finanziatore della campagna di Renzi, Roberto Rao (CDA Poste), ex portavoce di Pierferdinando Casini.

IL PD E LE REGOLE

  • Primarie 2012, secondo lo Statuto del PD il segretario è anche candidato premier. Renzi, sfavorito contro Bersani, non ci sta: “Pare che le primarie del Pd per la scelta del leader non si possano fare per colpa di una norma dello statuto. Sarà mica lo stesso statuto che impedisce di fare più di tre mandati ai parlamentari? Occhio perché chi di statuto ferisce…”.
  • Primarie 2013, Renzi è strafavorito e ‘cambia verso’: “La sfida più grande sarebbe certamente la posizione di premier e per questo diventa importante il partito. Chi vince le primarie aperte dovrebbe essere il candidato a guidare il Governo”.

LA SEGRETERIA

  • “No, non voglio fare il segretario. Non sono la persona adatta” (aprile 2013, ospite di Che tempo che fa)

F35

  • “Non capisco perché buttare via così una dozzina di miliardi per gli F35” (6 luglio 2012)
  • “Io ho proposto il dimezzamento, perché la questione riguarda il diritto di ogni paese su che difesa avere” (28 novembre 2012)

In sei mesi a Palazzo Chigi sono stati tagliati circa 150 milioni al programma F35, più o meno il costo di un caccia della Lockheed Martin.

TAV E GRANDI OPERE 

  • “La Tav non è dannosa: rischia semplicemente di essere un investimento fuori scala e fuori tempo. Prima lo Stato uscirà dalla logica ciclopica delle grandi infrastrutture e si concentrerà sulla manutenzione delle scuole e delle strade, più facile sarà per noi riavvicinare i cittadini alle istituzioni” (maggio 2013)

Il 6 agosto scorso Repubblica ha elencato i finanziamenti che saranno destinati nel prossimo decreto Sblocca-Italia: ci sono 2.9 miliardi per la linea Torino-Lione e vengono nominate 14 grandi opere. Dei 3.5 miliardi promessi per l’edilizia scolastica, al momento ne sono stati stanziati meno di un terzo.

LARGHE INTESE

  • “Se vinco (le primarie, ndr) mai più larghe intese” (ottobre 2013)
  • “Governerò fino al 2018”. Con le larghe intese

AMNISTIA

  • “Non sarebbe seria, proposta diseducativa” (ottobre 2013)
  • “Armati di nonviolenza, con i nostri corpi, con il ruolo che ricopriamo, intraprenderemo, a staffetta, uno sciopero della fame, sperando, con forza e caparbietà, che il Parlamento italiano conceda un provvedimento di amnistia e si attivi con atti urgenti per porre rimedio all’emergenza carceraria, al vergognoso sovraffollamento delle nostre strutture penitenziarie, non come soluzione ma come punto di partenza per una riforma strutturale della giustizia, con misure alternative alla carcerazione” (dicembre 2012, dalla lettera del consigliere regionale della Toscana Marco Brogi, a cui Renzi ha aderito, in cui veniva chiesto a Marco Pannella di interrompere lo sciopero della fame).

CITTADINANZA AGLI IMMIGRATI

Nel settembre 2012 lancia la propria campagna per le primarie da Verona. Si dice favorevole allo ius sanguinis (acquisizione della cittadinanza dalla nascita da un genitore in possesso della stessa cittadinanza), non allo ius soli. Il 2 giugno 2013 cambia: “Chi nasce in Italia deve essere cittadino italiano”.

PRESIDENZIALISMO

  • Novembre 2012, inno al presidenzialismo: “Ritengo anche che quello del sindaco d’Italia sia il modello istituzionale del domani”. Dal suo libro Oltre la rottamazione: “Semplificare diventa una priorità anche a costo di rimuovere il tabù che per anni ha accompagnato parte della sinistra circa il presidenzialismo o semipresidenzialismo”.
  • Giugno 2013, giravolta: “Da Roma arrivano discussioni alte, importanti, ma spesso lontane dalla vita di tutti i giorni, come il presidenzialismo, semipresidenzialismo, elezione diretta del premier”.

“La sinistra che non cambia idea si chiama destra” disse Renzi alla Leopolda. Matteo, stai sereno, devi essere proprio di sinistra.

(Fonte International Business Times)


Commenti

  1. […] Ad onor del vero parlerei di disastro Europeo, ma l’Italia nonostante le rassicurazioni del ballista Renzi è in una fase economica drammatica. Inutili ulteriori commenti, i grafici parlano da […]