Con Renzi finalmente l’Italia ha cambiato verso. Ha messo la retromarcia

Renzi-recessione-economia

L’Italia è ufficialmente in recessione. Negli ultimi 3 anni il Pil è cresciuto in un solo trimestre. Una cosa simile non si è mai verificata nella storia dell’Italia. Il Pil italiano è, oggi, ben oltre il 9% inferiore rispetto al picco pre-crisi del 2007: sette anni fa. La disoccupazione, superiore al 12% (e oltre il 43% tra i giovani fino a 24 anni), trova paragoni solo nel dopoguerra essendo di un punto e più superiore persino ai nerissimi anni Novanta dell’austerità firmata Amato, Ciampi, Dini, Prodi. La produzione industriale continua ad essere il 24% inferiore rispetto a quella del 2007: conoscenze, impianti, fette di mercato che in larga parte andranno riconquistate da capo, ripartendo da zero. I consumi interni sono morti e la dinamica dell’inflazione (un misero +0,1% su base annua a luglio) racconta di un paese fermo.

Nell’ultimo decennio il Tesoro ha sempre sbagliato per eccesso le stime di crescita dell’anno in corso. Dall’avvio dell’euro l’Italia è il solo Paese, Grecia inclusa, nel quale il reddito per abitante è calato. Negli ultimi venti anni non c’è stata quasi crescita economica, il risultato peggiore fra le 34 democrazie avanzate dell’Ocse. Dal 2000 la produttività italiana è rimasta ferma mentre è salita in Germania, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Spagna, Svezia. Un po’ ovunque tranne che da noi. L’export di alta tecnologia è il 6% del totale per l’Italia, ma il 16% nella media europea. Siamo fuori dal mondo, questa è la verità.

Ecco i numeri della #svoltabuona di Renzi:

  • Siamo tornati in recessione dopo la breve parentesi di fine 2013. Dopo il -0,1 del primo trimestre, il secondo chiude a -0,2% (-0,3 rispetto al 2013). Peggior dato degli ultimi 14 anni. A questo punto non solo l’obiettivo dello 0,3% previsto (al ribasso, rispetto allo 0,8 stimato nel Def dal governo) per il 2014 è a rischio, ma soprattutto è a rischio la crescita dell’anno prossimo, stimata tra l’1,1 e l’1,3%. Mentre quest’anno, a crescita invariata, il risultato finale rischia di essere -0,3%. Un Pil piatto spinge il deficit 2014 verso la pericolosissima soglia del 3% dal 2,6 previsto dal governo. E quindi non è escluso che a fine anno si renda necessario un ritocco.
  • Disoccupazione al 12,3% e sei milioni di poveri. La disoccupazione rispetto al mese precedente è in calo dello 0,3 per cento. Un elemento subito sbandierato con orgoglio dal premier. Ma su base annua, però, non è diminuito bensì cresciuto dello 0,8% (+26 mila disoccupati); l’Ue è all’11,5%. Il tasso di inattività (chi non ha un lavoro e non lo cerca) è al 36,3%. Numeri pesantissimi, è il dato peggiore dal 1997, anno di inizio delle serie storiche Istat. Il vero dramma, però, è che la commissione Ue considera “accettabile” per l’Italia una disoccupazione all’11% (2,8 milioni di senza lavoro).
  • Dopo l’Istat, la botta più forte al governo l’ha assestata la Confcommercio: “L’effetto bonus Irpef da 80 euro c’è stato, ma minimo, quasi invisibile”. Secondo l’associazione, la crescita dei consumi delle famiglie a giugno 2014 è stata di appena lo 0,1% sul mese precedente, e dello 0,4% rispetto allo stesso mese del 2013. Secondo l’Istat, nel 2013, la spesa media mensile per famiglia è scesa, in valori correnti, a 2.359 euro (-2,5% rispetto al 2012).
  • A giugno 2014 l’indice della produzione industriale è aumentato dello 0,9% rispetto a maggio. Ma, anche qui, allargando lo sguardo si nota che rispetto al trimestre aprile-giugno la produzione è diminuita dello 0,4%. Nei mesi precedenti è andata anche peggio: -1,2% a maggio (-1,8 sul 2013). I dati peggiori però riguardano anche altri aspetti del settore. A maggio, il fatturato complessivo dell’industria è calato dell’1%. Gli ordinativi (premessa della produzione futura) sono scesi del 2,1%; ma il calo più grosso riguarda quelli per l’estero: -4,5%. Dall’inizio della crisi abbiamo perso un quinto della produzione (-24,3%). L’edilizia è crollata del 30%.
  • Gli ordinativi industriali in Germania sono crollati del 3,2% rispetto al mese precedente, mentre gli analisti avevano previsto un calo assai inferiore: pari all’1%. La notizia è pessima per le imprese italiane, visto che molte vendono i loro prodotti in Germania, è stata diffusa ieri dal Dipartimento dell’Economia e della Tecnologia tedesco. Gli ordinativi, peraltro, calano per il secondo mese di fila dopo il -1,6% fatto registrare a maggio. È il segnale che la presunta locomotiva d’Europa è in realtà ferma, attaccata dietro l’ultimo vagone.

A saperlo che la #svoltabuona prevedeva una inversione a U….

Renzi rottamatore o riciclatore?

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Commenti

  1. […] ha fatto addirittura un balzo (indietro) di 55 anni: dopo anni di crescita moderata, nel luglio 2014 l’Istat ha infatti diffuso il primo segno negativo ( -0,1%) così come nel 1959 ( -0,4o/o). Allora però il Paese si avviava, pieno di energia, sulla […]

  2. Come dimostra plasticamente il grafico qui sopra il passo indietro del Pil certificato dall’ISTAT non è un’eccezione nell’accidentato percorso post-crisi del nostro paese ma la triste regola. […]

  3. […] ]]> “Dunque alla fine anche l’Istat certifica ciò che la maggioranza della popolazione italiana vive direttamente ogni santo giorno: la crisi si […]