È iniziato il semestre italiano, ma cosa vuol dire?

semestre italiano-Unione Europea

Dal primo luglio al 31 dicembre 2014 l’Italia, prendendo il posto della Grecia, eserciterà la Presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea, in cui i governi nazionali sono rappresentati nel processo decisionale dell’UE. Cerchiamo di capire che cosa significa e quale sarà il ruolo dell’Italia.

Gli Stati membri dell’UE hanno istituito il semestre europeo nel 2010. Il primo ciclo si è svolto nel 2011. Le procedure di coordinamento delle politiche economiche esistenti fino al 2010 venivano svolte in autonomia una dall’altra. Gli Stati membri quindi hanno avvertito la necessità di sincronizzare i calendari di queste procedure al fine di razionalizzare il processo e meglio allineare gli obiettivi delle politiche nazionali in materia di bilancio, crescita ed occupazione, tenendo al contempo conto degli obiettivi che si sono dati a livello nazionale e dell’Unione.

L’Italia ha guidato i lavori del Consiglio dei ministri dell’Unione europea già undici volte, dal 1957, anno della firma dei Trattati di Roma. L’esordio del nostro Paese è nel luglio 1959, quando a Palazzo Chigi siede Antonio Segni. Amintore Fanfani, nel 1962, Aldo Moro, nel 1965, sono i Capi di governo dei semestri italiani nel primo decennio della storia dell’Ue. Il 1 luglio 1968 il governo di Giovanni Leone assume la guida del Semestre di Presidenza, lo stesso giorno in cui per i sei Paesi fondatori (Germania, Francia, Lussemburgo, Belgio, Olanda e Italia) entra in vigore l’Unione doganale con la rimozione di tutti dazi nel commercio tra i sei Paesi fondatori e l’introduzione una tariffa doganale comune. L’ultima volta è stata nel 2003.

Durante questi sei mesi l’Italia ha il compito di preparare, coordinare e presiedere i lavori del Consiglio, agendo come mediatore neutrale (honest broker), al fine di promuovere le decisioni legislative, le iniziative politiche e negoziando compromessi tra gli Stati membri. La Presidenza ha due compiti principali:

  1. Pianificare e presiedere le sessioni del Consiglio e le riunioni dei suoi organi preparatori. La Presidenza si fa carico dell’agenda del Consiglio e presiede due riunioni del Consiglio europeo, dei vari Consigli dei ministri (ad eccezione del Consiglio “Affari esteri”), le riunioni dei suoi organi preparatori, numerose riunioni ministeriali informali, vertici e altri incontri tra l’Ue e i Paesi terzi e molti altri eventi a carattere settoriale;
  2. Rappresentare il Consiglio nelle relazioni con le altre istituzioni dell’Ue. In particolare con la Commissione e il Parlamento europeo. Il suo compito è adoperarsi per raggiungere un accordo sui fascicoli legislativi attraverso triloghi, riunioni informali di negoziazione e riunioni del comitato di conciliazione.

Il Parlamento europeo lavora a stretto contatto con lo Stato membro in carica della presidenza di turno e assicura che il programma legislativo dell’UE funzioni correttamente. La Presidenza del Consiglio dell’Unione europea, dove siedono i ministri, ruota ogni sei mesi (da gennaio – giugno 2015 toccherà alla Lettonia) per essere occupato da uno dei 28 Stati membri. Il paese che detiene la presidenza ha il compito di portare avanti i lavori del Consiglio sulla normativa dell’Unione europea, garantendo la continuità dell’agenda dell’UE, il corretto svolgimento dei processi legislativi e la cooperazione tra gli Stati membri. A tal fine, la presidenza deve agire come un mediatore leale e neutrale. All’inizio di ogni presidenza, i rappresentanti dello Stato membro in questione presentano le loro priorità al Parlamento europeo per il semestre. Oggi Matteo Renzi, ha discusso con gli eurodeputati in sessione plenaria i temi che ritiene più importanti per l’UE. I ministri italiani discuteranno tali priorità in dettaglio durante le riunioni delle commissioni parlamentari.

Durante il semestre europeo gli Stati membri allineano le rispettive politiche economiche e di bilancio con gli obiettivi e le norme convenute a livello dell’UE. In tal modo, il semestre europeo mira a: 

  • garantire finanze pubbliche sane;
  • promuovere la crescita economica;
  • prevenire squilibri macroeconomici eccessivi nell’UE.

Gli Stati membri che esercitano la Presidenza semestrale collaborano strettamente a gruppi di tre, chiamati “Trio”. Questo sistema è stato introdotto dal Trattato di Lisbona nel 2009. Il Trio fissa obiettivi a lungo termine e prepara un programma comune che stabilisce i temi e le questioni principali che saranno trattati dal Consiglio Ue in un periodo di 18 mesi. Sulla base di tale programma, ciascuno dei tre Paesi redige il programma semestrale più dettagliato. Dal 1 luglio 2014 al 31 dicembre 2015 il Trio di Presidenze sarà formato da Italia, Lettonia e Lussemburgo.

Il Consiglio dell’Unione europea, detto anche Consiglio Ue, è l’istituzione che riunisce i governi dei singoli Stati membri. Esso negozia e adotta la nuova legislazione dell’Ue su un piano di sostanziale parità con il Parlamento europeo, concorre ad adattarla, ove necessario, e coordina le politiche. Il Consiglio è un’entità giuridica unica, ma si riunisce in dieci diverse “formazioni” a seconda dell’argomento su cui è chiamato a deliberare. I ministri dell’Ambiente si riuniscono pertanto nella formazione Consiglio “Ambiente”, i ministri dell’Economia e delle Finanze si riuniscono nella formazione “Economia e Finanze” e così via per i diversi settori.

Nel corso del semestre, la presidenza dell’UE parteciperà a tutte le discussioni e tutte le riunioni delle commissioni parlamentari per rappresentare i governi nazionali. Da quando il trattato di Lisbona ha reso la procedura di codecisione la procedura legislativa ordinaria, i negoziati con il Parlamento europeo sono diventati uno dei compiti più importanti della presidenza di turno. Oggi, il Parlamento europeo e il Consiglio lavorano su un piano di parità nella maggior parte delle aree del diritto. Entrambi cercano di rimanere informati sui diversi punti di vista al fine di trovare un compromesso il più rapidamente possibile. I compromessi emergono solitamente durante delle riunioni informali tra i membri, la Presidenza di turno e i rappresentanti della Commissione europea. Nei rari casi in cui  durante tali riunioni non si raggiunge un accordo sulle proposte legislative, la procedura formale di conciliazione costringe i rappresentanti del Parlamento europeo e del Consiglio a trovare un compromesso all’ultimo minuto. Qualora non si raggiunga un accordo, la normativa viene respinta.
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