Succede in Italia

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Leggi, leggi, leggi. Burocrazia a fiumi. E questi sono i risultati. Di seguito un estratto dal nuovo libro di Gian Antonio Stella: “Bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli. La guerra infinita alla burocrazia”. Tutto questo succede in Italia. “Scopo della burocrazia è di condurre gli affari dello Stato nella peggior possibile maniera e nel più lungo tempo possibile” Carlo Dossi.

Le piastrelle del parrucchiere. Un parrucchiere di Mestre, studiata la legge con l’architetto, ha ristrutturato il negozio e coperto le pareti di piastrelle fino a una certa altezza. Viene l’ispettore dell’Asl: devono essere più basse. Torna il piastrellista, toglie qualche fila di piastrelle. Arriva un secondo controllore dell’Asl: devono essere più alte. Quanto più alte? Come prima.

Divorzio. Ivana Lodovici sposò nel 1996, a Napoli, un cittadino americano: Samuel De La Rosa. Matrimonio sfortunato. Non solo dopo pochi anni era già finito ma perché, al momento di sciogliere il vincolo, è saltato fuori che il funzionario napoletano aveva annotato sul documento il cognome “Delarosa”. Per i giudici americani, nessun problema: cognome a parte, tutti gli altri dati corrispondevano, perciò il signor “De La Rosa” fu identificato subito col signor “Delarosa” e fine. Era il 2000. Da allora Ivana Lodovici, che vive a Miami, non è ancora riuscita a ottenere che l’Italia registri il divorzio statunitense. Il suo ex marito, nel frattempo, s’è risposato (per noi è bigamo) e ha fatto tre figli.

Velocipedi. “I velocipedi sono i veicoli con due o più ruote funzionanti a propulsione esclusivamente muscolare, per mezzo di pedali o di analoghi dispositivi, azionati dalle persone che si trovano sul veicolo”. E come devono essere questi velocipedi? “I velocipedi non possono superare 1,30 m di larghezza, 3 m di lunghezza e 2,20 m di altezza.” Due metri e trenta di altezza? Quei cavalli meccanici dalla ruota anteriore enorme non si usano più dai tempi della Belle Époque! Macché: “Sono altresì considerati velocipedi le biciclette a pedalata assistita (comunemente dette biciclette), dotate di un motore ausiliario elettrico avente potenza nominale continua massima di 0,25 KW (250 Watt) la cui alimentazione….” Prego rileggere comunemente dette.

Falsi miracolati. Erminia Pane, nata senza una retina, era cieca dalla nascita all’occhio destro finché non andò a Lourdes. E lì, ha raccontato nel libro Uno strumento al servizio di Dio, è stata miracolata dalla Madonna: “Di colpo ci ho visto”. Vero? Falso? “Vero!” garantì la Chiesa cattolica accertando (cosa rara) il miracolo. La parte veramente incredibile, però, è un’altra: la signora Pane tentò di rinunciare alla pensione di invalidità. I funzionari dell’Inps le risposero di no: una volta ottenuta l’invalidità, non c’era modo di rinunciarci.

Truffatori. Nell’ottobre 2013 un pensionato di Riccione, Emilio Casali, 84 anni, ha ricevuto un modulo dell’Inps che gli intimava di restituire subito quanto gli era stato erroneamente versato in più negli ultimi 5 anni. Un centesimo. Volendo, c’era scritto, è possibile “rateizzare il rimborso”.

Morosità. Un artigiano di Lugo di Romagna, sposato, due figli, era in ritardo di quattro mesi con l’affitto di casa. Colpa della crisi, spiegava al padrone dell’appartamento. Alla fine riuscì a mettere insieme la somma dovuta: 1.938 euro. Contento, andò in banca a fare il suo bonifico. Non ricorda o non pensa che allo sportello si terranno una commissione: a destinazione arrivano 1.935 euro. Quei 3 euro in meno hanno convinto un giudice onorario del Tribunale di Ravenna a convalidare lo sfratto dell’artigiano, della moglie e dei due figli.

Posta. Primavera 2014. Como. A casa della signora Lina Grassi arriva una lettera. Le scrive Antonio Federici, dirigente del ministero della Salute. È la risposta a un esposto che la signora, denunciando di aver subito un’ingiustizia sul lavoro, presentò l’8 febbraio 1983. Possiamo archiviare? Era il senso della missiva. Risponda in fretta, per cortesia: “Entro 60 giorni”.

Ricostruzione. Per un permesso edilizio, dice la Cgia di Mestre, in Italia ci vogliono, mediamente, 234 giorni contro i 184 della Francia, i 143 della media Ocse, i 97 della Germania. A L’Aquila, dove c’è l’emergenza, va ancora peggio. Ha raccontato l’ingegner Gianfranco Ruggeri: “Io, per la mia casa, nonostante il mio mestiere, nonostante possa capire meglio certi iter procedurali, nonostante abbia seguito quotidianamente la pratica, non ce l’ho fatta in meno di 308 giorni. Dall’8 agosto 2012 al 12 giugno 2013”.

Ore. In faccende burocratiche ogni italiano butta 269 ore l’anno: 37 ore più della Germania, 69 più della Romania, 76 più della Grecia, 102 più della Spagna, 137 più della Francia, 146 più dell’Olanda, 159 più della Gran Bretagna, 176 più della Finlandia, 206 più della Svizzera.

Vocabolario. Quello dei burocrati è spesso sconosciuto al resto degli italiani: “Elasso”(trascorso), “sgambatoio per cani”, “cerziorare” (rendere certo), “popolazioni murine”(topi), “attergare” (scrivere dietro), “stazionamento per auto pubbliche a trazione ippica” (parcheggio per carrozzelle), “anomalia altimetrica convessa della strada” (dosso), “manufatto destinato allo smaltimento delle acque” (cunetta).

Proto-renziani? Già al ministero per la Costituente, istituito nel luglio 1945, c’era un capo di gabinetto trentenne delegato a studiare con una commissione di tecnici la “riforma della Pubblica amministrazione”. Era Massimo Severo Giannini, che avrebbe dedicato buona parte della vita a cambiare la burocrazia. Uscendone sconfitto.