Un bell’affare diventare Europarlamentare

Parlamento Europeo

Farsi eleggere all’Europarlamento è ancora un affare. Perfino più che alla Camera. Non è un caso se c’è chi è disposto a investire oltre 100.000 mila euro per strappare le preferenze necessarie a vincere il biglietto per Bruxelles e Strasburgo.

Il Messaggero ha fatto le pulci all’Europa, e ha scoperto che al Parlamento di Strasburgo la spending review non è ancora arrivata. Tra stipendi faraonici e privilegi diventare Europarlamentare è una vera pacchia. 

L’Europarlamento aspira ad essere un modello di trasparenza e correttezza. La Corte dei Conti europea svolge regolarmente controlli. I bilanci dei gruppi politici sono certificati da grandi società di consulenza. Quasi tutte le cifre sono pubblicate su internet e bastano pochi clic per scoprire quanto i deputati hanno a disposizione nel loro lavoro quotidiano: più di 4.000 euro per la gestione dell’ufficio e più di 21.000 per gli assistenti. I consiglieri politici, come vengono chiamati i portaborse a Bruxelles, sono direttamente retribuiti dall’Europarlamento per evitare che i deputati intaschino una parte della somm ao si dimentichino di pagare contributi.

Assumere un parente è vietato. Ma niente impedisce di farlo fare a un collega di partito. Una decina di anni fa, Matteo Salvini aveva tra i suoi assistenti accreditati Franco Bossi, fratello del più noto Umberto, mentre Francesco Speroni si era scelto Riccardo Bossi, figlio dell’ex leader della Lega Nord. Tra personale, spese di ufficio e attività di informazione, ogni anno ciascun eurodeputato gestisce direttamente o sotto il controllo del suo gruppo politico centinaia di migliaia di euro. Complessivamente, i gruppi politici finanziano con decine di milioni di euro le attività e le missioni degli europarlamentari. Nel 2012, i Socialisti e Democratici hanno stanziato circa 8 milioni e mezzo di euro per il cosiddetto “Fondo 400”, destinato all’attività di informazione dei suoi deputati. Il Partito Popolare Europeo è secondo in classifica con quasi 7 milioni, i liberali arrivano terzi con più di 3 milioni. Ma anche i gruppi più piccoli indirizzano verso i loro parlamentari cifre consistenti: Europa della Libertà e della Democrazia, di cui fa parte la Lega, ha messo a disposizione 1.349.902 di euro.

L’uso discrezionale del “Fondo 400” può portare ad abusi e scelte discutibili da parte degli europarlamentari. L’elenco delle spese non è pubblico, ma controllato dai gruppi politici e, eventualmente, dalla Corte dei Conti. Alcuni utilizzano il “Fondo 400” per pagare spot televisivi autogestiti nelle televisioni locali o stampare migliaia di pamphlet destinati agli elettori. Niccolò Rinaldi, uno dei deputati più attivi, ha pubblicato sul suo sito internet tutte le spese del “Fondo 400”: con 36.000 euro di dotazione annuale, nel 2012 ha investito 5.000 euro per organizzare una conferenza sul Quinto Centenario di Amerigo Vespucci, la presentazione del rapporto sulla povertà urbana e un convegno sui diritti dei minori. Con 6.500 euro, Rinaldi ha redatto e pubblicato un libro sulle ricette europee in tempo di crisi. Ricette economiche? No, di cucina.

Nella panoplia dei benefici di cui godono gli europarlamentari non mancano nemmeno le auto blu. Una per ciascuno dei 766 deputati sarebbe troppo per le casse del bilancio comunitario. Così, è stato creato un servizio di limousine condiviso per i tragitti aeroporto-parlamento-casa o altri luoghi di riunione, andata e ritorno, dalla mattina all’alba fino a tarda notte: basta una chiamata. Risparmiando sul taxi, è buona prassi lasciare una piccola mancia all’ autista. Se si è attenti all’ambiente, l’Europarlamento mette a disposizione “biciclette di servizio” con le 12 stelle stampate sul telaio. Per fare esercizio, esiste una palestra in ciascuna delle due sedi, compreso campoda squash, ma l’ingresso è a pagamento. In caso di contusione, il medico è gratis.


Commenti

  1. […] crisi. A lor signori non conviene “uscire” dall’Europa, nemmeno dall’Euro. Un bell’affare diventare Europarlamentare. Con uno stipendio così la vocazione europea è venuta anche a me! // < ![CDATA[ (adsbygoogle = […]

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