L’impossibile Reddito Minimo Garantito Italiano

Reddito-Minimo-Garantito

“Tutti i paesi dell’Unione Europea, ad eccezione della Grecia e dell’Italia, hanno un sistema di protezione sociale di ultima istanza, o di welfare, volto a contrastare la povertà estrema tra chi non lavora. Generalmente il sistema di welfare consiste in un Reddito Minimo Garantito (Rmg), che assicura a tutti un livello minimo di reddito, superiore ad una soglia di povertà. Il Reddito Minimo Garantito è un programma universale e selettivo al tempo stesso, è basato su regole uguali per tutti, ma che subordinano la concessione del sussidio ad accertamenti su reddito e patrimonio di chi fa domanda. Costerebbe circa mezzo punto di Pil, circa l’un per cento delle entrate del settore pubblico. Eppure le risorse per finanziare il Reddito Minimo Garantito non vengono mai trovate, neanche quando le condizioni della nostra finanza pubblica sono state migliori di quelle attuali. Capita spesso nel dibattito pubblico di vedere contrapporre l’introduzione di un sistema di welfare alla crescita economica. In verità non ci può essere redistribuzione senza crescita perché quando la torta diventa più piccola è molto difficile togliere ai ricchi per dare ai poveri. Bisogna infatti togliere ai primi in termini assoluti e non solo relativamente a quanto sarebbe cresciuto il loro reddito in assenza di politiche redistributive. E questa redistribuzione difficilmente sarà in grado di compensare i poveri per le perdite subite. Al tempo stesso, la crescita non rende affatto superflua la redistribuzione. Il fatto è che di persone che “cadono attraverso le crepe” ce ne saranno sia in periodi di crescita sostenuta, che, a maggior ragione, in fasi recessive. Un governo non dovrebbe mai abdicare all’obbligo di fornire reti di protezione sociale di ultima istanza appellandosi alla propria capacità peraltro tutta da dimostrare, di generare crescita nell’economia. L’assenza di Rmg in Italia e in Grecia, due tra i paesi maggiormente colpiti dalla recessione, ha forti ripercussioni sulla stabilità sociale e sullo stesso andamento dell’economia, alla quale viene sottratta la domanda di beni essenziali dei ceti più deboli.” Tito Boeri

La situazione negli altri paesi dell’Eurozona – (fonte Eurostat)

  • Cipro: reddito minimo mensile 452 euro,
  • Grecia: salario minimo mensile 683,8 euro,
  • Bulgaria: reddito minimo mensile 24 euro, salario minimo mensile 158,5 euro,
  • Romania: reddito minimo mensile 30 euro, salario minimo mensile 157,3 euro,
  • Ungheria: salario minimo mensile 341 euro,
  • Slovenia: reddito minimo mensile 226 euro, salario minimo mensile 763 euro,
  • Repubblica Ceca: reddito minimo mensile 131 euro, salario minimo mensile 315 euro,
  • Austria: reddito minimo mensile 542 euro,
  • Polonia: reddito minimo mensile 102 euro, salario minimo mensile 353 euro,
  • Lituania: reddito minimo mensile 91 euro, salario minimo mensile 286 euro,
  • Lettonia: reddito minimo mensile 56 euro, salario minimo mensile 289 euro,
  • Estonia: reddito minimo mensile 64 euro, salario minimo mensile 320 euro,
  • Germania: reddito minimo mensile 359 euro, salario minimo mensile 1.289, (dati dal 2015)
  • Olanda: reddito minimo mensile 617 euro, salario minimo mensile 1.430,2 euro,
  • Lussemburgo: reddito minimo mensile 1.146, salario minimo mensile 1.801,5 euro
  • Francia: reddito minimo mensile 460 euro, salario minimo mensile 1.430,2 euro
  • Spagna: salario minimo mensile 752,9 euro,
  • Portogallo: reddito minimo mensile 189 euro, salario minimo mensile 565,8 euro,
  • Regno unito: reddito minimo mensile 303 euro, salario minimo mensile 1.244,4 euro,
  • Irlanda: reddito minimo mensile 849 euro, salario minimo mensile 1.461,9 euro,
  • Danimarca: reddito minimo mensile 1.325 euro,
  • Svezia: reddito minimo mensile 361 euro,
  • Finlandia: reddito minimo mensile 361 euro.