Emergenza casa 70mila gli sfratti, il 90% per “morosità incolpevole”

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Gli effetti della crisi, dell’aumento della disoccupazione e della precarietà, hanno impoverito milioni di persone al punto da rendere impossibile il pagamento dell’affitto fino a poco tempo fa regolarmente corrisposto.

Nel 2011 in Italia sono stati ordinati 63mila sfratti di cui 56mila per morosità. Nel 2012 sono stati 67.790 di cui 60.244 per morosità. Di questi 27.695 sono stati eseguiti dalle forze dell’ordine. Tecnicamente si chiama “morosità incolpevole” ed è alla base della stragrande maggioranza degli sfratti (il 90%). Persone che non possono pagare a causa di un reddito insufficiente. I dati del 2012 evidenziano che i giovani under 35 rappresentano il 21% del totale. Sono lavoratori precari o che hanno perso il posto nel corso dell’ultimo biennio (erano il 20% nel 2011, il 18% nel 2010, il 4% nel 2009). Il 38% del totale è invece composto da anziani (erano il 35% nel 2011, il 27% nel 2010, il 25% nel 2009) dei quali due terzi è rappresentato da una persona che vive sola. Una situazione che determina instabilità sociale, aggravata dal crollo dell’acquisto di immobili e dall’impennata della richiesta di affitti. Nove sfrattati su dieci non hanno i soldi per pagare, questo il quadro che emerge dai dati che denunciano una tensione sociale in costante crescita. Il numero maggiore di sfratti lo registriamo in Lombardia con 13.356, a seguire il Lazio con 8.879, l’Emilia Romagna con 6.845 ed il Piemonte con 6.312.

Cosa fare, le proposte della campagna “Sbilanciamoci!”:

  • Investimenti nell’edilizia residenziale pubblica non agibile. I Comuni stimano in circa 650mila le domande di alloggi popolari non soddisfatte, laddove risultano circa 30mila gli alloggi di edilizia residenziale pubblica non assegnati perché bisognosi di ristrutturazione. Circa 70mila le sentenze di sfratto ogni anno, aumentate a seguito degli effetti della crisi. Il diritto all’abitare è compromesso e un intervento pubblico di ampio respiro è ormai urgente. È necessario un fondo per la ristrutturazione e l’assegnazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica a oggi inutilizzato. Si garantirebbe il diritto all’abitare almeno per 15mila persone (circa 5.000 famiglie). Costo: 200 milioni di euro.
  • Recupero immobili di proprietà pubblica per uso sociale. Le nostre città sono piene di immobili di proprietà pubblica dismessi (la stima è di circa 95 milioni di metri cubi tra demanio civile e militare). Il loro recupero e riuso consentirebbe la creazione di nuove abitazioni sociali senza ulteriore consumo di suolo e cementificazione del nostro territorio. Si potrebbero prevedere interventi di auto-recupero affidati a cooperative o consorzi composti da lavoratori precari, migranti, nuclei con redditi utili a stare nelle graduatorie delle case popolari. Costo: 250 milioni di euro.
  • Sostegno sociale all’affitto. Il Fondo Affitto è stato negli ultimi anni falcidiato: si tratta di un duro colpo per migliaia di famiglie che subiscono le conseguenze della crisi. Si propone la costituzione di un fondo straordinario per il sostegno sociale all’affitto per le classi a basso reddito. Costo: 300 milioni di euro.
  • Tassazione di proprietà degli immobili tenuti vuoti. Le nostre città sono piene di immobili di proprietà a uso residenziale tenuti vuoti o affittati al nero. La stima è di 4,8 milioni di alloggi, 2-2,5 milioni se si escludono le prime e seconde case. Proponiamo che gli immobili di proprietà dichiarati vuoti, a partire dal terzo, abbiano un prelievo di solidarietà pari a 100 euro l’anno da investire nella politica sociale della casa. La stima, escludendo le seconde case, è di circa 2-2,5 milioni di immobili (fermo restando che il totale degli alloggi sfitti viene quantificato in circa 4,8 milioni). Maggiori entrate: 250 milioni di euro.
  • Contrasto al canone nero e irregolare attraverso vari strumenti coordinati. Messa in sicurezza, attraverso l’inserimento in una legge ordinaria delle norme che consentono la denuncia da parte dell’inquilino (commi 8 3 9 del Dlgs. 23/2011), estendendo esplicitamente tale possibilità anche ai contratti verbali; incrocio delle utenze; task force della Guardia di Finanza al fine di recuperare almeno il 25% di quanto oggi evaso (stime Banca d’Italia: almeno 1 milione di contratti evasi). Maggiori entrate: 250 milioni con possibilità di ulteriore incremento.

“L’emergenza abitativa deve essere una priorità del Governo” dichiara Lamberto Santini, Presidente dell’Adoc “La casa rappresenta una spesa enorme, quasi ingestibile per le famiglie italiane, a differenza di quanto accade nel resto d’Europa. Mediamente i costi di affitto e bollette assorbono il 61,4% del reddito disponibile netto mensile, quasi l’8% in più della media europea. Per quanto concerne i costi di affitto, in Italia si spendono al mese circa 100 euro in meno rispetto alla media europea, ovunque tranne che in Spagna i costi sono più alti. Ma la differenza è che ogni mese la rata d’affitto “sottrae” oltre la metà dello stipendio di un singolo lavoratore, mentre ad esempio in Germania l’impatto non supera il 38%”.