La Ministra Madia “raccomandata di ferro” ex fidanzata del figlio di Napolitano

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In 7 anni la Madia ha avuto incarichi dappertutto: nelle segreterie del PD, in Parlamento, nell’alta politica, in fondazioni, in centri studi, persino in cinema e televisione. Un’escalation incredibile che stuzzica la maliziosa domanda: da dove è saltata fuori Marianna Madia? Una raccomandata di ferro, con un pedigree lungo come il catalogo del Don Giovanni.

Alle elezioni del 2008, Walter Veltroni usa le prerogative del porcellum per candidare capolista alla Camera per il Pd nella XV circoscrizione del Lazio la sconosciuta ventisettenne Marianna Madia. Alla conferenza stampa di presentazione, agli attoniti giornalisti la signorina dichiara gigionescamente di “portare in dote la propria inesperienza”.
Ma perché Veltroni si affezionò così tanto a questa giovane ragazza? L’ex sindaco di Roma era grande amico di Stefano Madia, consigliere comunale della Capitale, eletto con la “Lista Civica per Veltroni”, e scomparso alla prematura età di 49 anni. Veltroni partecipò al funerale e rimase colpito dal discorso che Marianna fece durante la funzione. Un po’ per affetto, un po’ perché la considerava un elemento valido, Veltroni non ebbe dubbi ad intromettere la Madia nella politica che conta.
In effetti il percorso accademico della Madia era più che buono. Pronipote di Titta Madia, deputato del Regno con Mussolini, e della Repubblica con Almirante, dopo essersi diplomata alla scuola francese “Chateaubriand” di Roma, si è laureata con il massimo dei voti in Scienze Politiche a La Sapienza, per poi specializzarsi e svolgere il dottorato in Economia del Lavoro presso l’Istituto di Studi Avanzati di Lucca. Fin qui tutto bene, ottima studentessa e ottima preparazione. Enrico Letta la volle al Centro Studi Economici AREL, agenzia di ricerche e legislazione fondata da Nino Andreatta. Poi entrò nella Presidenza del Consiglio del governo Prodi II (2006-2008), in qualità di membro della segreteria tecnica del sottosegretario. Nel 2008, divenne poi deputata. Per molti sarebbe il traguardo finale. Per lei era solo all’inizio.
Fidanzata di Giulio Napolitano, figlio del presidente dalla Repubblica. La storia poi finì, oggi è felicemente sposata con Mario Gianani, fondatore della casa cinematografica Wildside e socio di Fausto Brizzi, regista e amico di Matteo Renzi. Nel 2012 partecipa al film “Pazze di me”, targato proprio Brizzi. Ma anche la televisione non manca: ospite di Economix su Rai3 e collaboratrice di Giovanni Minoli su Rai Educational.
La sua carriera sembra inarrestabile. Dopo essere stata collocata nel comitato di redazione della rivista “Italianieuropei”, della fondazione di Massimo D’Alema (altro suo pater politico), la Madia è stata rieletta alla Camera anche nelle elezioni Politiche 2013. Dopo aver sostenuto Pierluigi Bersani, la Madia ha avuto una vera e propria folgorazione (reciproca) con Matteo Renzi, che a dicembre scorso l’ha nominata responsabile del Lavoro nella sua segreteria. A tal proposito, Il Tempo ha raccontato una gaffe che la Madia avrebbe compiuto con Flavio Zanonato. Sembra infatti che, appena nominata, abbia voluto presentare al ministro del Lavoro le idee e le aspettative della segreteria renziana ma, invece di presentarsi nell’ufficio di Enrico Giovannini, la Madia sarebbe piombata nell’ufficio di Zanonato, ministro dello Sviluppo Economico che, imbarazzato, le avrebbe detto di aver sbagliato Ministero. Zanonato poi smentì l’episodio, ma la Madia si attirò le prese in giro del web e ringalluzzì chi da tempo l’accusava di essere inesperta ed incompetente.
In parlamento la Madia brilla come una delle 22 stelle del Pd che non partecipano, con assenze ingiustificate, al voto sullo scudo fiscale proposto da Berlusconi, che passa per 20 voti: dunque, è direttamente responsabile per la mancata caduta del governo, che aveva posto la fiducia sul decreto legge. Di nuovo fa scandalo, questa volta per l’assenteismo. La sua scusa: stava andando in Brasile per una visita medica, come una qualunque figlia di papà.
Invece di essere cacciata a pedate, viene ripresentata col porcellum anche alle elezioni del 2013. Ma poi arriva il grande Rottamatore, e la sua sorte dovrebbe essere segnata. Invece, entra nella segreteria del partito dopo l’elezione a segretario di Renzi, e ora viene addirittura catapultata da lui nel suo governo: ministra della Semplificazione, ovviamente, visto che più semplice la vita per lei non avrebbe potuto essere. Altro che rottamazione: l’era Renzi inizia all’insegna del riciclo dei rottami, nella miglior tradizione democristiana.
La riciclata ora rispolvererà l’argomento che aveva già usato fin dalla sua prima discesa paracadutata in campo: “Non preoccupatevi di come sono arrivata qui, giudicatemi per cosa farò”. Ottimo argomento, lo stesso usato dal riciclatore che dice: “Non preoccupatevi di come ho ottenuto i miei capitali, giudicatemi per come li investo”. Se qualcuno ancora sperava di liberarsi dai rottami e dai riciclatori, è servito. L’Italia, nel frattempo, continui ad arrangiarsi.

(Fonti  ibtimes – micromega)