In attesa del “salvatore” Renzi chiudono 1000 imprese al giorno

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Tra il 2008 e il 2013 le due principali categorie che costituiscono il cosiddetto popolo delle partite Iva hanno subito una vera e propria moria di imprese: il saldo, dato dalla differenza tra le aziende nate e quelle cessate, è spaventosamente negativo: 134 mila imprese in meno, piccoli artigiani e commercianti che non ce l’hanno fatta. Se tra i piccoli commercianti sfiora le 64 mila unità, tra gli artigiani supera addirittura quota 70 mila.
Se ci aggiungiamo le piccole e medie imprese italiane arriviamo a 372 mila chiusure nel 2013. Sono più di mille al giorno! Di queste, ben 3 cessazioni su 4 hanno riguardato le imprese individuali.
Oltre 4 milioni di micro, piccole e medie imprese in Italia presenti nei settori del commercio, del turismo, dei servizi di mercato e delle imprese del manifatturiero e delle costruzioni, che impiegano più di 14 milioni di addetti, di cui 9 milioni sono lavoratori dipendenti, che di questo passo scompariranno in poco tempo.
Negli ultimi sei anni il costo dell’energia elettrica è aumentato del 21,3 per cento, quello del gasolio del 23,3 per cento, mentre la Pubblica amministrazione ha allungato i tempi di pagamento di ben 35 giorni.
Sul fronte del credito la situazione è altrettanto preoccupante: in questi sei anni di crisi economica gli impieghi bancari alle imprese con meno di 20 addetti sono diminuiti del 10%. In termini assoluti ciò corrisponde ad una contrazione dei prestiti erogati alle micro imprese pari a 17 miliardi di euro.
E poi le tasse e la burocrazia. Tra il 2008 e il 2013 la pressione fiscale in Italia è aumentata di 1,7 punti percentuali: l’anno scorso ha toccato il record storico del 44,3 per cento (e resterà sopra il 44% per molto tempo) mentre la pressione fiscale “legale” (su ogni euro di PIL dichiarato) si aggira intorno al 54%. L’incidenza della tassazione sui profitti raggiunge il 66%, 20 punti in più rispetto alla media europea.
Anche il peso degli adempimenti burocratici ha assunto un livello non più sopportabile. Secondo i dati della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la burocrazia costa al mondo delle imprese italiane 31 miliardi di euro all’anno. Un peso enorme, pari a 2 punti di PIL, e che, su ciascuna azienda, pesa per 7.091 euro l’anno. Per i soli adempimenti fiscali, continuano ad essere necessarie 269 ore l’anno (34 giornate lavorative). Si tratta di oltre 100 ore in più (13 giornate) rispetto alla media dei paesi dell’Area Euro.
A differenza di quelle più grandi, le piccolissime imprese non possiedono una struttura amministrativa al proprio interno. Pertanto, sono costrette a rivolgersi a dei professionisti esterni, subendo dei costi annui ben superiori al dato medio nazionale sopra citato.
Il futuro? Ancora peggio. Alle condizioni attuali, le previsioni ISTAT indicano per il 2014 una crescita del PIL pari a +0,7%, mentre i consumi delle famiglie aumenteranno solo dello 0,2%. Altro che ripresa. Altro che Renzi.