Il sistema “cammellato” della Consip

Nella puntata del programma televisivo Report, trasmessa in prima serata il 2 dicembre 2013, nel servizio firmato Luca Chimica e Emanuele Bellano, sono stati denunciati fatti e circostanze che inducono a sospettare l’esistenza di un sistema corruttivo, che avrebbe le capacità di pilotare le gare di appalto più consistenti, gestite da Consip, per consentire l’aggiudicazione di queste ultime alle imprese, disponibili a finanziamenti illeciti nel sistema politico. Questa la sintesi dell’Interpellanza presentata alla Camera da Luigi Gallo deputato del M5S.

Cos’è Consip ? È una società partecipata al 100 per cento dal Ministero dell’economia e delle finanze, istituita in origine per gestire le attività informatiche riservate allo Stato in materia di contabilità e finanza pubblica, poi diventata centrale di committenza nazionale, con il fine di razionalizzare gli acquisti nella pubblica amministrazione.

Questi i fini nobili, ma le sorti progressive del Paese sono purtroppo affidate a logiche di ben altro tipo. Per fortuna in Italia, in un sistema mediocre e di semilibertà dell’informazione, ci sono coraggiosi giornalisti che fanno il vero lavoro rischioso in questo Paese: ricercare la verità. L’inchiesta di Report, trasmissione del servizio pubblico, mostra, nella vicenda che sto per illustrare, una malata connessione tra poteri politici e affari. Partiamo dalla Campania, la regione da cui provengo, per arrivare in tutta Italia.

L’inchiesta denuncia il cosiddetto “sistema Romeo”, che fa capo all’imprenditore campano Alfredo Romeo, proprietario della Romeo Gestioni, una società di servizi che si è aggiudicata una larga fetta del miliardo e 34 milioni di euro di appalti gestiti da Consip per conto di svariati enti pubblici. Tali servizi riguardano la gestione di pulizia, facchinaggio e manutenzione di enti, quali il Senato della Repubblica, la Presidenza del Consiglio, comuni, province e regioni, tribunali e altri. Tale sistema si fonderebbe sulla capacità del Romeo, uomo condannato in secondo grado per corruzione in concorso e turbativa d’asta dalla Corte d’appello di Napoli, accusato di tessere strette relazioni con influenti politici locali e nazionali, le quali garantirebbero un occhio di riguardo nei confronti delle società dello stesso Romeo per l’aggiudicazione di alcune gare di appalto. [AGGIORNAMENTO E RETTIFICA DEL 1 febbraio 2016 – Ricevo e pubblico dal Prof. Avv. Francesco Di Ciommo legale di Alfredo Romeo a seguito degli sviluppi e degli esiti processuali cui si è giunti negli anni successivi: ” II Gruppo Romeo, di cui l’avv. Alfredo Romeo è fondatore e titolare, e che conta migliaia di dipendenti diretti e indiretti, da diversi decenni costituisce una realtà imprenditoriale all’avanguardia e leader indiscussa, sul mercato nazionale ed europeo, nella gestione integrata e nella valorizzazione di patrimoni immobiliari e di servizi C.d. “facility”. Dei 14 capi di imputazione contestati dalla Procura di Napoli all’avv. Romeo (in relazione a numerosi reati, alcuni dei quali sopra richiamati) il Tribunale di Napoli, prima, e la Corte d’AppeIlo di Napoli, poi, hanno, con sentenza, acclarato la totale estraneità dell’avv. Romeo ai fatti contestati o l’insussistenza degli stessi, salvo per un capo di imputazione in primo grado e due in secondo grado. Inoltre, nel luglio 2014, nella vicenda giudiziaria in parola è arrivata la definitiva assoluzione per l’avv. Romeo, da parte della Suprema Corte di Cassazione Penale la quale ha dichiarato insussistenti i due reati ascritti in secondo grado all’avv. Romeo così come ogni altro reato fin dall’origine a questi ascritto, ed ha dunque assolto (addirittura senza rinvio alla Corte d’ Appello) l’avv. Alfredo Romeo con formula piena“.]

Ma chi è Romeo? Un uomo della Prima Repubblica, definito il “ragazzo d’oro di Napoli”, che inizia la sua ascesa negli anni Ottanta come agente immobiliare – mi ricorda qualcuno – e uno dei vecchi amici è Antonio Napoli, del PC di allora, che nel 2000 lo portò come cliente a Reti, la società di comunicazione fondata da Claudio Velardi. Un sodalizio finora mai interrotto: l’uomo ottiene appalti nelle maggiori città d’Italia, Napoli, Venezia, Milano, Firenze e altre ancora. La Global Service di Romeo gestisce servizi per il Quirinale e per il Senato, per una prima commessa di un importo di 22,385 milioni di euro per quattro anni. Il suo rapporto con la politica è sempre stato vivo: dal PCI, al PDS fino ai DS, pronto a sostenere Nomisma, il pensatoio di Romano Prodi allorquando l’ex Premier lanciò un “SOS” per una leggera crisi finanziaria. Ma ad un certo punto Romeo inizia a diversificare le sue cospicue sponsorizzazioni a politici, rivolgendosi un po’ a tutti gli schieramenti. Tra le uscite dalle casse della società del Romeo ci sarebbero: 25 mila euro per sostenere le elezioni politiche di Italo Bocchino, 40 mila euro per Alleanza Nazionale, 50 mila euro per Goffredo Bettini per le elezioni politiche del 2013, 50 mila euro per Francesco Rutelli per le elezioni comunali 2008, 230 mila euro a Nicola Zingaretti per le elezioni provinciali del 2008, 98 mila euro ai Democratici di Sinistra nel 2006, 30 mila euro a Nicola Latorre per le politiche del 2013, 25 mila euro al Centro Democratico, la nuova forza politica che con la sua percentuale ha permesso di avere il premio di maggioranza al centrosinistra, per le politiche del 2013 e 60 mila euro alla fondazione Big Bang nel 2013.

Tra gli appalti gestiti da Consip che si è aggiudicato c’è quello della sanità pugliese. Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, asserisce che: “Consip ci aveva messo nelle mani una persona indegna e sotto indagine”, riferendosi all’inchiesta della procura di Bari sugli appalti truccati nella sanità, non avendo mezzi per liberarsi del contraente, lamentando che il sistema delle convenzioni non permette agli enti di rivalersi. La gestione in autonomia della procedura pubblica, come riferisce alle telecamere il sindaco, ha fatto risparmiare all’ente due milioni di euro rispetto al precedente contratto, a causa del fatto che Consip avrebbe inserito nel pacchetto di forniture alcuni servizi di cui il comune di Bari non necessitava. Ed arriviamo a questo paradosso: in diversi casi, in Italia, le esternalizzazioni sono fallite. L’affidamento di servizi a ditte esterne non fa risparmiare i cittadini, né rende il servizio più efficiente. In media, la Consip ha ridotto i costi? È vero, ma cosa facciamo con le esternalizzazioni che ci costano di più ? Parliamo del caso emblematico dei servizi di pulizia nelle scuole: per anni i Governi hanno speso centinaia di milioni in più rispetto ai costi necessari per svolgere lo stesso servizio con personale interno, lavoratori stabilizzati e con pieni diritti. Ora si vuole correre ai ripari, ma è un tentativo disperato, perché non si vuole rinunciare alle esternalizzazioni, non si vuole rinunciare a concedere appalti alle potenti ditte italiane che offrono servizi. E così, oggi, ci ritroviamo a continuare a spendere di più. Ce lo dimostrano le continue deroghe rispetto a quello approvato nel “decreto del fare” e i continui rinvii, perché la soluzione delle esternalizzazioni, in questo caso, non riuscirà a garantire, contemporaneamente, qualità del servizio e risparmi di spesa, per non parlare dei diritti dei lavoratori, che vengono massacrati.

Oggi gli appalti che stanno vincendo le ditte con una quantità di risorse così esigue non riescono a garantire la salubrità dei luoghi pubblici dove mandiamo i nostri figli, le scuole. Ma andiamo avanti con l’inchiesta televisiva, che ci mostra il sistema di una spartizione di grossi appalti pubblici tra cooperative rosse, imprese amiche della politica e cooperative riconducibili a Comunione e Liberazione. Dario Maniglia, presidente della cooperativa Fiorita, condannato per lo scandalo degli appalti delle ASL pugliesi, in un’intercettazione, durante un colloquio con il fratello, a proposito degli appalti gestiti da Consip, afferma che: “Il livello è esattamente quello che abbiamo fatto per 10 anni in Puglia con le ASL” e poi: “Nell’arco di due anni, tre anni, non esisteranno più le gare”. Sì, perché poi Consip, quando non si raggiunge l’offerta minima che stabilisce, affida in modo diretto la gara alle aziende Consip. Maniglia, intercettato al telefono con il fratello, confessa di essere in sinergia con la cooperativa Manutencoop di Bologna, la principale concorrente della cooperativa Fiorita nel campo dei servizi di pulizia, manutenzione e facchinaggio per enti pubblici, come se ci fossero accordi tra soggetti che, invece, dovrebbero concorrere.

Parlavamo di Manutencoop: i giornalisti, nell’inchiesta, affermano che la cooperativa, dal 2004, ha speso 350 mila euro per sponsorizzare quei partiti che oggi sono confluiti nel Partito Democratico. La Manutencoop è associata del Consorzio nazionale dei servizi e, nell’ultimo anno, si è aggiudicata tre dei tredici lotti dell’appalto che riguarda la fornitura dei servizi di pulizia per le scuole di tutto il territorio nazionale, mentre altri tre lotti se li è aggiudicati il Consorzio nazionale dei servizi. È notizia di questi giorni che la cooperativa si è aggiudicata nuovi appalti dei servizi di pulizia nelle scuole e l’appalto specifico è quello del lotto nove, relativo alle regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto. Sta già producendo enormi disagi, sottosegretario, nei comuni di queste regioni. L’orario dei lavoratori è stato ridotto del 70 per cento. Alcune persone fanno turni di un’ora e 50 minuti, un’ora e mezza o due ore al giorno, per pulire un’intera scuola, con la conseguenza che o i lavoratori devono operare oltre il proprio orario di lavoro, senza retribuzione, per garantire la pulizia degli istituti scolastici frequentati dai nostri figli, o le scuole restano lerce e i sindaci sono costretti a correre ai ripari, chiudendole per disinfestazioni straordinarie, come sta già accadendo.

È inammissibile che lavoratori che vedono il loro stipendio a 400 euro al mese siano costretti a protestare occupando tangenziali e prefetture. Il problema delle esternalizzazioni nella scuola in questa legislatura è stato affrontato inizialmente con l’esame del “decreto del fare” decidendo un risparmio di spesa. Il limite di spesa annuale è stimato in circa 280 milioni di euro derivante dal prodotto del numero dei posti di collaboratore scolastico accantonati nell’anno scolastico 2012-2013, pari a 11.851, e lo stipendio annuale lordo di un collaboratore scolastico supplente pari 23.581 euro, a fronte di una spesa attuale, cioè quella del 2013, di 390 milioni di euro. Non è possibile che lo Stato per decenni ha adoperato i lavoratori delle ditte esterne sul ruolo ATA e poi possa decidere con l’internalizzazione di liberarsene come stracci consumati. Quindi, o prima non erano adeguati a coprire quel ruolo di collaboratore scolastico con le ditte esterne, cioè o non lo sono mai stati o lo sono.

Ma torniamo all’ultima parte dell’inchiesta di Report e parliamo di Capgemini, amministrata da Maurizio Mondani. In una gara di 4 milioni di euro, che vede protagonista il Ministero dell’economia riguardante la digitalizzazione dei documenti, si chiede che, a partire dalla richiesta della ditta non aggiudicataria a Consip, sia verificata la congruità dei requisiti posseduti dalla Capgemini. L’amministratore delegato di Consip, Domenico Casalino, dà mandato ad un consulente esterno di verificare tali requisiti e quest’ultimo relazionerebbe, a detta del testimone anonimo intervistato nell’inchiesta, negativamente sulla base dei documenti analizzati. Casalino, il 28 febbraio 2013, con un atto formale, ha invece dichiarato congrue le prove documentali fornite da Capgemini e firmato il contratto con la stessa. A questo si aggiunge che l’amministratore delegato di Capgemini Italia, Maurizio Mondani, risulta indagato per corruzione privata dalla procura di Milano, secondo la quale avrebbe corrisposto o promesso denaro all’ex presidente della Banca popolare di Milano, Massimo Ponzellini, al fine di favorire la sua società nell’aggiudicazione di crediti e per ricompensarlo per una presunta attività di lobby (lobby, vi ricordate di questa parola ?). Tutti questi gravi atti, a nostro avviso, lanciano più di un’ombra – e sto utilizzando un eufemismo – sull’efficacia delle procedure Consip ai danni dell’intera collettività. Sono necessari provvedimenti urgenti da intraprendere anche sul processo di nomina di Consip attivando processi trasparenti e pubblici di selezione, sottraendoli alla volontà politica del Ministero dell’economia: troppe sono le indicibili commistioni tra affari e partiti.

Questa la risposta del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanni Legnini, circa l’operato della Consip: 

“Nella puntata di Report sono stati riferiti fatti risalenti anche al 2003, come le intercettazioni di Dario Maniglia (presidente della cooperativa Fiorita; Ndr) legati a procedimenti giudiziari di natura penale in cui Consip era parte offesa e che si sono conclusi senza la condanna di alcun amministratore di Consip. Consip inoltre ha fornito nei tempi richiesti le relative risposte di cui Report non ha dato conto, dando quindi notizie già smentite. Queste risposte di Consip sono state comunque pubblicate sul suo sito. Nella predetta informativa al Mef e al premier sono state confutate le critiche avanzate da Report alla correttezza dell’operato della società, che comunque è monitorato dal Mef. Le procedure di gara inoltre hanno parere preventivo dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici e tutti i contenziosi che si sono aperti si sono sempre conclusi a favore di Consip. La Consip ha un approccio internazionale e produce buoni risultati economici e qualitativi. L’Istat ha certificato un risparmio medio del 24% rispetto alle spese della Pubblica amministrazione. I massimali garantiscono inoltre prezzi contenuti. La spesa per beni e servizi è stata inferiore al 10% rispetto a quella analoga delle Pa.”

P.S. Aggiornamento e precisazioni. Il 16 Gennaio 2014 ricevo una DIFFIDA ALLA IMMEDIATA RIMOZIONE dalla Consip: “Con riferimento alla pubblicazione sul sito http://uomoqualunque.net dal titolo “Il sistema corruttivo della Consip” ed all’affermazione per la quale la trasmissione televisiva Report avrebbe divulgato fatti che farebbero sospettare l’esistenza di un sistema corruttivo finalizzato a “pilotare le gare” a favore di determinate aziende, con la presente, la Consip S.p.A., rilevato che:
–          non corrisponde al vero non solo che sussista un tale sistema corruttivo, ma nemmeno che Report, pur avendo ritenuto di poter sostenere, invero infondatamente, alcune pretese anomalie procedurali, lo abbia sostenuto, nemmeno a titolo di sospetto;
–          le affermazioni pubblicate sono gravemente diffamatorie per la Consip S.p.A. e per i suoi esponenti, arrecando loro un ingiusto e rilevantissimo danno reputazionale.

Quindi caro Uomo Qualunque “corruttivo” non si può dire ma “cammellato” forse si!