La morte di un grande Uomo Qualunque

morto-nelson-mandela

Di sé, Nelson Mandela diceva di essere un Uomo comune, un Uomo Qualunque come tanti, cui soltanto circostanze straordinarie avevano offerto un ruolo storico. Il Mondo ha perso il suo più grande figlio. La sua lotta instancabile per la libertà gli è valsa il rispetto del mondo. La sua umiltà, la sua compassione e la sua umanità gli è valsa il loro amore. Ci ha insegnato la tolleranza e l’importanza dell’istruzione, diceva che solo l’istruzione può salvare il Mondo.
Mandela ha trascorso quasi un terzo della sua vita in carcere e ne è uscito con un messaggio di perdono e riconciliazione.
A differenza di Giulio Cesare, Mandela restò nelle sale del potere politico il tempo sufficiente per non vedere il suo nome marchiato dall’infamia della dittatura o da quel tipo di malattia amministrativa e incompetenza che ci troviamo davanti oggi. Come Cesare ha tuttavia vissuto abbastanza per vedere la sua stessa persona diventare un marchio. In Mandela c’è l’icona, l’uomo e, innegabile, il mito” (dal settimanale Mail & Guardian).
Dal discorso di Mandela alla conferenza annuale della Lega Giovanile del suo partito, l’African National Congress, nel 1951:

L’intera umanità si trova oggi sulla soglia di eventi enormi, eventi che a volte sembrano mettere in pericolo la sua stessa esistenza. Da una parte ci sono quei gruppi, partiti o persone pronte alla guerra in difesa del colonialismo, dell’imperialismo e dei loro profitti. Questi gruppi, alla testa dei quali troviamo i circoli dominanti in America, sono decisi a perpetuare nel mondo una permanente atmosfera di paura. Sapendo che un mondo impaurito non può pensare lucidamente, questi gruppi cercano di creare le condizioni in base alle quali l’uomo qualunque può essere allettato ad approvare la produzione di altri armamenti atomici, armi batteriologiche e altri strumenti di distruzione di massa. Questi uomini folli, il cui prototipo può essere trovato a capo dei trust e dei cartelli d’America e dell’Europa Occidentale, non si rendono conto che subiranno loro stessi la distruzione che stanno contemplando per innocenti esseri umani. Eppure sono disperati e lo diventano ogni giorno di più scoprendo la fermezza con cui l’uomo comune intende preservare la pace. Sì, quell’uomo qualunque che per generazioni è stato lo strumento di politici e governi malati di mente, che ha sofferto privazioni e pene in guerre fatte solo per il profitto di piccoli gruppi privilegiati, quell’uomo si sta ora sollevando dal ruolo di oggetto della storia a quello di soggetto della storia.(…) E’ importante per noi e per tutto il popolo africano capire che senza il sostegno della finanza americana sarebbe stato difficile o addirittura impossibile per le potenze coloniali occidentali mantenere il controllo in Africa o in realtà in qualsiasi altra parte del mondo.(…)Nell’attuale fase storica, il nazionalismo africano costituisce l’unica prospettiva o convinzione che può dare al popolo africano la fiducia in se stesso e quel senso di libertà individuale senza i quali non è possibile sfidare con efficacia alcuna oppressione nazionale.

Oggi la nuova Apartheid non è più tra bianchi e neri ma tra ricchi e poveri. Solo l’uguaglianza porterà la pace. Addio grande Uomo Qualunque.