Il verme da Parlamento

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Tutte le mattine, il rappresentante del popolo arriva sino alla sede del Parlamento; se non entra, riesce ad arrivare perlomeno in anticamera dove viene affisso l’elenco dei parlamentari presenti: è su questo elenco, che il nostro, servendo la Nazione, scrive il proprio nome, ed è per questa fatica enorme, giornaliera, che incassa un profumato indennizzo. Passati cinque anni, o avvicinandosi sempre più lo scioglimento della Camera, detti signori vengono sollecitati da un impulso irrefrenabile, al pari della larva che è destinata a trasformarsi in farfalla, codesti vermi di parlamento abbandonano così il rifugio comune e volano fuori, dal popolo.
Ricominciano nuovamente a parlare agli elettori narrando loro come siano ostinati gli altri, e di come essi abbiano invece duramente lavorato; succede invece che il popolo, questa massa d’ingrati, invece di applausi lancia sul loro viso insulti e urla piene di odio. In genere se l’ingratitudine popolare tocca livelli molto alti tocca rimediare con l’unico toccasana possibile; migliorare ancora i programmi. Perciò la commissione si rinnova e risorge, dando di nuovo vita all’eterno inganno. Conoscendo bene la testarda idiozia dell’umanità intera non dobbiamo poi stupirci dei risultati. E’ così che il gregge del proletariato e della borghesia rientra nella stalla, tenuto per mano dal nuovo, invitante programma e dalla stanga, pronto a rieleggere coloro che lo hanno ingannato. Con questo, l’uomo delegato dal popolo a rappresentarlo si ritrasforma nelle vesti del verme di Parlamento, e riprende nuovamente a nutrirsi con le fronde dell’albero statale, per iniziare nuovamente il ciclo cinque anni dopo, mutarsi cioè di nuovo in farfalla.
Non esiste, credo, niente di più pietoso, che l’osservazione di questo fenomeno, dover cioè assistere, impotenti, all’eterno rinnovarsi di questo imbroglio.