23 miliardi il costo del capitalismo di Stato

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Nel 2012 le partecipazioni possedute da amministrazioni pubbliche erano 39.997 per un costo complessivo di 22,7 miliardi. Gran parte di questi organismi sono nati, a livello locale, per aggirare i vincoli di finanza pubblica, in particolare il patto di stabilità interno, e come strumento per mantenere il consenso politico attraverso l’elargizione di posti di lavoro. È quanto riporta il Centro Studi di Confindustria.

La banca dati CONSOC, istituita presso il Ministero per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione, indica che, nel 2012, erano 39.997 le partecipazioni possedute da amministrazioni pubbliche in 7.712 organismi esterni. L’onere complessivo sostenuto dalle Pubbliche amministrazioni per il mantenimento di questi organismi è stato pari complessivamente a 22,7 miliardi, circa l’1,4% del PIL. Si tratta di cifre consistenti che meritano attenzione. Infatti, gran parte di questi organismi sono nati, a livello locale, per aggirare i vincoli di finanza pubblica, in particolare il patto di stabilità interno, e come strumento per mantenere il consenso politico attraverso l’elargizione di posti di lavoro. Naturalmente non tutti gli organismi rispondono a queste logiche. Di certo, però, il modo e l’intensità con cui il fenomeno si è sviluppato confermano l’anomalia. In generale, sarebbe prioritario dismettere gli enti o comunque azzerare i costi per le pubbliche amministrazioni di quegli organismi che non producono servizi di interesse generale. Incrociando la banca dati CONSOC, che riporta le società partecipate da tutte le PA, la quota di partecipazione, la PA partecipante e l’onere a carico di quest’ultima, con la banca dati AIDA è stato possibile associare alle partecipate i loro bilanci e il codice ATECO per capire cosa realmente producono. I dati mostrano che oltre la metà degli organismi non sembra svolgere attività di interesse generale, pur assorbendo nel 2012 il 50% degli oneri sostenuti per le partecipate: circa 11 miliardi di euro. Più in generale, considerando anche gli organismi che producono servizi di interesse generale, oltre un terzo delle partecipate ha registrato perdite nel 2012, e ciò ha comportato per la PA un onere stimabile in circa 4 miliardi. Il 7% degli organismi partecipati ha registrato perdite negli ultimi tre anni consecutivamente con un onere a carico del bilancio pubblico che è stato pari a circa 1,8 miliardi. Sono numeri straordinari che il Paese non può permettersi