Dissesto idrogeologico anno 1971: “L’Italia è in pericolo”

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Il 24 marzo 1971 l’Ordine Nazionale dei Geologi denunciarono in una conferenza stampa lo stato di dissesto del nostro Paese, l’incuria con la quale le competenti autorità affrontavano il problema della difesa del suolo, lo stato di oggettiva inefficienza del Servizio Geologico di Stato, la mancata salvaguardia del patrimonio idrico e l’assenza di una pianificazione territoriale. La conferenza stampa si chiuse con le seguenti parole “se il nostro incontro oggi dovesse restare sterile e non riecheggiare in tutta la sua drammaticità, allora diciamo che l’appello di oggi diventerà l’atto di accusa di domani contro chi poteva prevedere e non ha provveduto e sarà un’accusa pesante per le sciagure che affliggeranno il nostro Paese e che, facili Cassandre possiamo già sin da ora prevedere”. A distanza di 40 anni le previsioni si sono rilevate, purtroppo, fin troppo esatte. E niente è cambiato:

Inondazioni, terremoti, frane, subsidenze, il dissesto idrogeologico sta ingigantendo. Diventa sempre più intenso e sempre più incalzante. L’umanità quindi è impegnata su più fronti nella sua quotidiana battaglia per la sopravvivenza. Ora è evidente che una battaglia, una guerra, non si vincono senza un piano organico. Non si vincono, cioè, senza una strategia globale. Gli allarmi che scienziati di tutto il mondo hanno lanciato, e stanno lanciando, e lanciano ormai da parecchi anni, incominciano a sensibilizzare l’opinione pubblica; soprattutto per merito della stampa che è diventata un vessillifero in questa battaglia. Ma questo non basta più, è tardi. Non è più tempo di chiacchiere e di parole, è tempo di passare all’azione. Una domanda che forse molti si porranno oggi: perché questo nostro incontro, perché questa nostra conferenza stampa? Perché oggi e perché noi geologi? La risposta è semplice. Nel contesto mondiale, il nostro Paese non è certo quello che ha dei problemi di sopravvivenza minore degli altri, anzi, forse ne ha parecchi maggiori, soprattutto quelli concernenti, quelli di indole, di natura geologica. Ora, a confermare quanto sto dicendo, basta pensare a quante volte voi avete dovuto, voi amici della stampa, avete dovuto scrivere, parlare, di quelle che noi chiamiamo ancora, con un fatalismo che non ci fa onore, calamità naturale (…). La Penisola è in pericolo. Non è uno slogan pubblicitario, anche questa è una realtà. Vogliamo dimostrarlo brevemente senza sommergervi di dati o cifre. Basta che ricordiamo qualche nome. E darvi qualche dato, purtroppo bisogna darlo, non si può risparmiarvelo, perché è una documentazione, è una prova di quanto stiamo affermando. I nomi sono nomi che tutti conoscete, li avete scritti molte volte: Firenze, Genova, Agrigento, Napoli, Venezia, Pozzuoli, Tuscanica, l’arco alpino dal Friuli al Piemonte, il Polesine, Tuscanica, l’Appennino Tosco-Emiliano, e potremmo continuare. Mi fermo solo ai nomi che sono apparsi nelle cronache più recenti. Il dissesto idrogeologico è ovviamente sempre più intenso e sempre più esteso. Qualche dato statistico: nel 1957 le frane censite, cioè le frane per le quali è stato chiesto un intervento a sanamento, non tutte le frane signori, una piccola percentuale delle frane, quelle censite nel ’57 erano 1.987. Nel ’63 sono salite a 2.685, nel ’70 siamo a 3.000 e sono dei valori enormemente inferiori alla realtà. Da una nostra statistica, fatta nel ’69, tramite gli iscritti all’Ordine, è risultato che abbiamo avuto una frana ogni 27 ore. Abbiamo avuto un morto per frana ogni 27 ore. Abbiamo avuto un morto per frana ogni otto giorni, con una sistematicità che è veramente impressionante. Oggi, così i dati approssimati, ricordatevi sono molto, molto approssimati, sono enormemente, ripeto inferiori alla realtà. Nella settimana scorsa le piogge primaverili, notate una piovosità normale, non anomala, hanno provocato frane che hanno chiuso un numero di strade che fu chiuso nell’alluvione del ’66. Questo è un indizio estremamente grave; vuol dire che la nostra malattia, la malattia della nostra penisola, peggiora. È una malattia sempre più grave che richiede quindi degli interventi più rapidi e più estesi (…). Per ora vorrei precisare che noi non siamo qui per recriminare il passato, non siamo qui per fare delle polemiche sterili. Vogliano solo ribadire la necessità di interventi organici, chiedere ai responsabili della cosa pubblica di adottare i provvedimenti e di creare gli strumenti legislativi idonei. Noi vogliamo ancora dire una cosa alla stampa, e specialmente agli amici della stampa italiana, se il nostro incontro di oggi dovesse restare sterile e non riecheggiare in tutta la sua drammaticità, allora lasciateci dire che l’appello di oggi diventerà l’atto di accusa di domani. Atto di accusa contro chi poteva provvedere e non ha provveduto. Siate sicuri che sarà un’accusa pesante. Pesante per le sciagure che sicuramente affliggeranno il nostro Paese e che, facili cassandre, possiamo già fin da ora prevedere (…)”. Estratto della presentazione “Contributo della geologia alla pianificazione del territorio” Marzo 1971 del dott. Fiorenzo Vuillermin, Presidente dell’Ordine Nazionale dei Geologi.