Povera famiglia: 4 milioni di persone si rivolgono alla Caritas per mangiare

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Nonostante gli scenari ottimistici prospettati in tempi recenti da alcuni analisti, secondo cui il continente europeo sarebbe prossimo all’uscita dalla crisi economico-finanziaria, la situazione descritta da numerosi indicatori statistici e dalle esperienze di lavoro sul territorio sono concordi nel descrivere un quadro europeo e nazionale contrassegnato da rischi sociali in aumento, da sistemi sociali indeboliti e da individui e famiglie sempre più in difficoltà.

Si rileva in molti paesi europei un forte calo dell’occupazione, con conseguente aumento della disoccupazione, anche di lunga durata, soprattutto a carico dei più giovani. Nei paesi più deboli dell’Unione Europea si registrano inoltre elevati livelli di povertà, anche a carico dei minori e di persone attive nel mercato del lavoro:

  • alla fine del 2011 (ultimo anno disponibile fornito da Eurostat) il 24,2% della popolazione europea (119,7 milioni di persone) era a rischio di povertà ed esclusione sociale, 4 milioni in più rispetto all’anno precedente (in Italia la percentuale di persone a rischio di povertà era pari al 28,2%);
  • dal 2010 al 2011 il rischio di povertà ed esclusione sociale è aumentato in 19 paesi su 27 dell’Unione Europea;
  • in 21 stati membri l’infanzia rappresenta il gruppo sociale a maggiore rischio di povertà (valore medio europeo UE27 del tasso di povertà tra i minorenni: 20,6%);
  • in Europa, la povertà monetaria, calcolata in base al reddito disponibile delle famiglie, coinvolgeva nel 2011 il 16,9% delle persone (16,4% nel 2010);
  • in riferimento al nostro paese, nel 2012 (ultimo anno disponibile), il 12,7% delle famiglie era sotto la linea di povertà relativa, misurata in base ai consumi delle famiglie (nel 2011 tale valore era pari all’11,1%);
  • desta particolare preoccupazione l’aumento della povertà assoluta, misurata in riferimento a un paniere di beni e servizi essenziali. Nel 2012, in Italia, secondo l’ISTAT, 1 milione e 725 mila famiglie (6,8% delle famiglie residenti) risultavano in condizione di povertà assoluta, per un totale di 4 milioni e 814 mila individui (8% dell’intera popolazione). Il numero di famiglie in situazione di povertà assoluta è aumentato, rispetto al 2011, del 33%. Si tratta dell’incremento percentuale più rilevante degli ultimi dieci anni.

La Banca d’Italia, nel rapporto diffuso nel mese di giugno 2013, ha rilevato come nell’arco di tempo che va dal 2003 al 2011 l’indebitamento medio delle famiglie italiane sia passato dal 30,8% al 53,2% del reddito disponibile lordo. Analogamente, secondo i dati Istat, nel corso del 2012 la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari all’8,2%, con una diminuzione di 0,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Sempre nel 2012 il reddito disponibile delle famiglie consumatrici in valori correnti è diminuito del 2,1% mentre, tenuto conto dell’inflazione, il potere di acquisto delle famiglie consumatrici nel 2012 è diminuito del 4,8%. La conseguenza di tale ridotta capacità di spesa ha determinato cambiamenti significativi nello stile di vita e una crescente mole di richieste di aiuto. Secondo i dati dell’ultimo Piano nazionale di distribuzione degli alimenti agli indigenti realizzato da AGEA, nel corso del 2012 si è registrato un aumento del 9% delle famiglie che hanno chiesto aiuto per mangiare, con un totale di ben 3,7 milioni di persone assistite con pacchi alimentari e pasti gratuiti nelle mense. Il dato conferma che nel corso del 2012 molte famiglie sono cadute in povertà, con tanti bambini e anziani che hanno difficoltà economiche e non riescono a garantirsi da mangiare. Dal 2009 al 2012, la richiesta di beni materiali presso i Centri di Ascolto è aumentata del 55,6%, passando dal 37,2% del totale delle richieste nel 2009 al 57,9% del 2012. Pur aumentando in valore assoluto, diminuisce in termini percentuale la richiesta di ascolto, di sussidi economici e soprattutto di lavoro (dal 15,6% al 7,9% del totale delle richieste). Il confronto delle richieste espresse dagli utenti nel primo semestre del 2013 con i dati relativi ai primi semestri del 2011 e del 2012, evidenzia il fortissimo incremento nel tempo del numero di richieste riguardanti beni e servizi materiali (abiti, cibo, igiene personale, ecc.) che passano dal 67,1% del 2011 al 75,6% del 2013. Secondo le testimonianze degli operatori Caritas del territorio, l’incremento di utenza si può ricondurre a dinamiche di tipo diverso, legate di volta in volta all’effetto penalizzante della crisi economica (licenziamenti, difficoltà a trovare nuovi lavori, ecc.), ma anche alle politiche di contenimento della spesa messe in atto a livello nazionale, che con le loro forti ricadute in ambito regionale e comunale hanno ridotto l’offerta di servizi e di fatto determinato l’allargamento della platea dei non aventi diritto ad aiuto e sostegno da parte delle istituzioni pubbliche.

Nel mese di luglio 2013 le ACLI, in collaborazione con Caritas Italiana, hanno avanzato una proposta di riforma in merito al contrasto della povertà economica nel nostro paese. Nello specifico, le due organizzazioni hanno proposto l’introduzione del Reddito d’Inclusione Sociale (REIS), uno strumento rivolto a tutte le famiglie in povertà assoluta nel nostro paese (inclusi gli stranieri regolarmente residenti da almeno 12 mesi), che consiste in un trasferimento monetario, di importo adeguato a farle uscire da questa condizione, variabile a seconda del costo della vita nelle diverse aree del paese, e accompagnato da servizi alla persona per l’attivazione e il reinserimento sociale. La proposta del REIS è stata elaborata da un gruppo di lavoro coordinato dal professor Cristiano Gori, dell’Università Cattolica di Milano. Il REIS dovrebbe andare a riassorbire al proprio interno tutte le altre misure attualmente utilizzate per contrastare la povertà assoluta, all’interno di un piano quadriennale di graduale realizzazione. Per promuovere l’introduzione del REIS nel nostro paese, ACLI e Caritas Italiana hanno lanciato un’“Alleanza Italiana contro la povertà”, dentro la quale ogni realtà coinvolta potrà portare il proprio contributo di idee e di capacità di sensibilizzazione, in prima battuta con lo scopo di promuovere l’introduzione del Reddito d’Inclusione Sociale nel nostro paese. Una volta che l’istituto del REIS dovesse venire introdotto nel sistema di protezione sociale italiano, gli enti aderenti all’Alleanza si impegneranno successivamente ad assicurarne la migliore attuazione possibile. Dopo un silenzio di quasi un decennio, nello stretto intervallo di tempo di un trimestre sono state avanzate autorevoli proposte di introduzione nel nostro paese di una qualche forma di reddito minimo vitale. Nonostante l’emergere di un comune e convergente interesse di società civile, pubbliche istituzioni e mondo della ricerca scientifica per l’introduzione di una misura di reddito minimo, le proposte elaborate non hanno trovato gli auspicati sbocchi legislativi nella bozza di legge di stabilità 2014, lasciando ancora una volta il nostro paese privo di una misura universale di sostegno al reddito.


Commenti

  1. […] della povertà è il comune denominatore che unisce tutti i paesi del mondo. In Italia 4 milioni di persone sopravvivono solo grazie alle associazioni caritatevoli e di ricchi ce ne sono 203 mila, con un incremento del 15,6%, che quest’anno supera la media […]